Nuove minacce per il magistrato Giuseppe Lombardo: «Ditegli che lo facciamo saltare»

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L’armatore, secondo l’impostazione dell’accusa, utilizzando una società schermata da passaggi esteri si sarebbe garantita la realizzazione di opere milionarie. Tra, queste il Tapis roulant, il Palazzotto dello Sport, il Lungomare, Piazza Orange, 120 alloggi popolari a San Brunello, la Pista alla pista dell’aeroporto Tito Minniti, il cimitero di Cardeto, la palestra della caserma dei vigili del fuoco e persino la Questura di Reggio Calabra. Lavori appaltati dal Comune, dal Ministero dell’Interno e da altri enti realizzati dalla Cogem, controllata dalla A&A che era nelle mani di Matacena e di sua moglie Chiara Rizzo.
La “nuova” storia delle opere pubbliche cittadine è contenuta in una nuova informativa della Dia di Reggio Calabria, depositata agli atti dei processi che vedono alla sbarra Chiara Rizzo, l’ex ministro Claudio Scajola, Martino Politi (factotum di Matacena) e le segretarie dei due politici Roberta Sacco e Mariagrazia Fiordelisi, accusati di aver favorito la latitanza di Matacena (condannato di concorso esterno in associazione mafiosa) e di intestazione fittizia del patrimonio di Matacena.
In questa fase la Procura sta lavorando per acquisire la documentazione sugli stessi appalti per capire a chi siano finiti i sub appalti, nervo scoperto di molti costruttori e ventre debole nel quale si celano spesso le infiltrazioni della ‘ndrangheta.
Giuseppe Lombardo non è nuovo ad episodi di minacce esplicite che da anni lo costringono ad una vita blindata. Lo scorso anno erano venute fuori delle intercettazioni di alcuni familiari di esponenti di vertice del clan Labate nelle quali gli interlocutori dicevano «A quello prima fo spariamo è meglio è». E poi: «Queste teste di cazzo non lo vogliono capire». “Quello” era Giuseppe Lombardo. Successivamente era stata la volta di un pacco spedito al pm nel quale si parlava per la prima volta di «200 chili di esplosivo» pronti all’uso. Già, ma forse questa è un’altra storia, quest’ultima minaccia, probabilmente, ha altri mittenti. II livello, si teme, è ancora più alto. Tant’è che l’impressione è che il telefonista parlasse leggendo una sorta di comunicato, o comunque un testo scritto.
C’è il presente da decifrare ed il passato da rileggere, iniziando da quei segnali inquietanti, risalenti al 2012, per il magistrato che è finito più volte, e concretamente, al centro di gravi segnali. Ad ottobre 2011, ad esempio, nei parcheggi del Cedir qualcuno lasciò una bombacarta e, sopra, una sua foto. Come sia stato possibile, in un luogo video sorvegliato e presidiato dalle mimetiche dell’Esercito in assetto di guerra, resta ancora un mistero. A ritroso, marzo 2011, al centro di smistamento postale di Lamezia Terme fu intercettato un altro plico, dentro un proiettile per kalashnikov. E ancora, maggio 2010 un altro proiettile con mi messaggio di morte. (Il quotidiano del Sud – G.ba.)