OPERAZIONE PERSEO: la Dda chiede il giudizio immediato per quasi tutti gli indagati dell’inchiesta

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Nessuno era rimasto fuori. Ciò che i pentiti avevano svelato aveva fotografato un sistema collusivo e ricostruito gli assetti di ciò che nel corso della conferenza stampa era stata definitata la nuova ‘ndrangheta mettendo a nudo la “zona grigia”. Politici, imprenditori, medici e periti, avvocati e imprenditori. Tutti insieme in un quadro inquietante di rapporti perversi. Era stato il procuratore aggiunto alla Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, a sottolineare la gravità del sistema messo in atto dai clan della ‘ndrangheta e che aveva coinvolto numerosi professionisti ma anche semplici cittadini che si sarebbero rivolti al boss di turno per ottenere benefici e poter accedere al sistema delle truffe. «Con il sistema delle truffe alle assicurazioni – aveva spiegato Borrelli – messo in atto grazie a avvocati, medici, carrozzieri, periti, la cosca Giampà non solo aveva trovato un nuovo sistema di finanziamento, ma aveva creato una collusione tra ndrangheta e cittadini, non tutti ovviamente, che per ottenere benefici economici si rivolgevano al boss chiedendo ed ottenendo il permesso di beneficiare dello stesso meccanismo». Nomi “importanti” come quello di Giampaolo Bevilacqua esponente politico di primo piano del Pdl, vicecoordinatore provinciale del partito e vicepresidente della Sacal fino ad allora. La misura cautelare aveva sfiorato anche il senatore del PdL Piero Aiello. La Dda ne aveva chiesto l’arresto per avere incontrato in uno studio legale, in occasione delle regionali del 2010, Giuseppe Giampà (che oggi, da pentito, lo accusa) e l’affiliato Saverio Cappello per racimolare voti. Nulla di tutto ciò sia per il gip Abigail Mellace che per il tribunale del Riesame al quale aveva fatto appello la Procura. Ipotesi di reato gravissime, che vanno dall’associazione a delinquere di tipo mafioso all’estorsione, passando per la ricettazione e finanche per il possesso di materiali esplodenti, con tanto di reimpiego di capitali di provenienza illecita, quelle contestate dalla magistratura a vario titolo. Ma ci sono anche i reati contro il patrimonio e quelli commessi in violazione della normativa sugli stupefacenti e le armi. E, su tutto, lo scambio elettorale politico-mafioso, che avrebbe visto anche un avvocato “elemosinare” i voti del boss. (Il quotidiano della Calabria – T.al.)