OPERAZIONE PERSEO: «La mia credibilità non è da meno». Lettera dell’avvocato Tiziato D’Agosto

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L’avvocato pur non pretendendo «di avere più credibilità del delinquente-omicida o delinquente-estorsore, perchè non penso che io debba essere messa su un piedistallo mentre il bandito debba essere posto ai margini o comunque ad un livellio inferiore al mio» rivendica per sè almeno una credibilità alla pari di costui. Ebbene – continua – allo stato hanno vinto i delinquenti, hanno vinto costoro a cui viene acriticamente attribuita la definizione tecnica di collaboratori della giustizia». E si domanda: «è così difficile avere quantomeno un sospetto circa la credibilità di chi, benchè dichiaratosi responsabile di efferati e crenti omicidi, si trova oggi in libertà o agli arresti domiciliari per il sol fatto di aver “collaborato”? E d’uopo porsi la domanda se chi ha un “dna” malefico non esiti un solo istante ad accusare chiunque di qualsiasi misfatto, visto che in cambio ottiene la libertà in uno ad una retribuzione economica che lo Stato a costui garantisce». In questa amara vicenda giudiziaria che la vede coinvolta ciò che le fa ulteriormente rabbia è che «esistono prove documentali (anche senteze) che smentiscono perentoriamente il narrato di chi erge a portatore delle più nefaste conoscenze, ma nonostante ciò tali dichiaranti continuano ad essere titolari diuna patente di credibilità».
L’avvocato D’Agosto ribadisce di attendere «in rispettoso silenzio di potere sviluppare gli argomenti tecnici a mia discolpa soltanto nella sede giudiziaria, ma non potrò mai metabolizzare il fatto che io mi debba discolpare perchè un Giampà Giuseppe o un Torcasio Angelo qualsiasi hanno deciso (per fini ignoti che, secondo me, nulla hanno a che fare con la giustizia) di eseguire un altro degli attentati cui sono avvezzi sin da piccoli, uccidendomi». In casi analoghi «a quello che mi riguarda si suole dire che si deve avere rispetto della giustizia. Io ho rispetto per la giustizia, ma nonmi si può certo chiedere di accettare supinamente le conseguenze di una fucilazione posta in essere da chi si è sempre posto contro la giustizia». E nella sua analisi la D’Agosto sottolinea che «se un soggetto vuole entrare a far parte delle Forze dell’Ordine viene sottoposto, giustamente, a un’attenta e profonda analisi sulla sua persona, sulla sua storia e su quella dei suoi familiari sino alla quarta generazione. Se un bandito omicida decide di porsi al fianco della giustizia, ha solo l’onere di dimostrare che è stato un delinquente abituale e che ha, nell’arco della vita, perseverato nel suo delinquere». (Gazzetta del Sud – G.na.)