PALERMO. si ribella al racket e viene preso a martellate. Finisce in coma

pestaggio_palermo_400

PALERMO – Il pizzo bisogna pagarlo e chi denuncia viene massacrato. E’ questo il messaggio della mafia a un commerciante palermitano, picchiato selvaggiamente con colpi di mazzuolo davanti al suo negozio, una piccola bottega di casalinghi. L’aggressione è stata ripresa dalle telecamere della videosorveglianza e le immagini sono finite agli atti dell’indagine che ha portato all’arresto di otto persone, accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata e tentato omicidio.
L’operazione «Agrìon», coordinata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Amelia Luise e Annamaria Picozzi, colpisce il mandamento mafioso della Noce che era stato decimato di recente con l’arresto di oltre cinquanta presunti affiliati. A prendere le redini della famiglia, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Giuseppe Castelluccio, un falegname che avrebbe fatto una carriera fulminante all’interno di Cosa nostra anche grazie ai continui arresti messi a segno dalle forze dell’ordine.
La vittima non aveva chiesto l’autorizzazione per aprire il locale e in più si rifiutava di pagare il pizzo dopo aver ricevuto anche uno sconto da tremila a 1.500 euro. Lo «sbirro» – così è stato chiamato più volte dai suoi aggressori – aveva anche bluffato, dicendo di essere andato dalla polizia a denunciarli. Così è partita la spedizione punitiva: serviva un’aggressione severa, esemplare, un monito a tutti gli altri commercianti della città. In quattro si sono presentati al negozio il 2 novembre scorso. Massimiliano Di Majo, uno degli arrestati, ha colpito il negoziante 13 volte con un mazzuolo, un grosso martello utilizzato dai muratori, lasciandolo per terra con numerose ferite al volto e in testa. Di Majo si è accanito anche contro il genero del commerciante, rimasto due giorni in coma. Del resto, Giovanni Buscemi (anche lui arrestato questa mattina) aveva detto al commerciante che «quell’atteggiamento non avrebbe portato a niente di buono».
La ferocia sarebbe stata scatenata dalla presunta denuncia e dal fatto che il negoziante, che in passato era finito in carcere, non rispettava il codice d’onore vigente tra chi delinque. (Gazzetta del Sud)