Più che arrancare in Calabria l’economia va in retromarcia. Il report della Banca d’Italia di metà anno descrive una situazione desolante

Indici al ribasso anche contro le previsioni, non troppo datate, che sembravano aprire qualche spiraglio nella direzione di una lenta inversione di tendenza. È invece impressionante, pur in tempi di crisi profonda come quelli attuali, quanto registrato dall’Istat nel primo semestre del 2014 relativamente al mercato del lavoro con una diminuzione del 3% di occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Una flessione che ha fatto scendere il tasso di occupazione al 37.6%, un dato inferiore alla media nazionale di ben 18 punti. Un calo più marcato lo si registra, nel solco del recente passato purtroppo, per le donne con un meno 4% a fronte della flessione del 2.4% per la componente maschile. E va molto male anche alle imprese. In particolare alle medio-piccole che appaiono in forte ambasce, persino in un settore di punta del territorio: l’agroalimentare.
Tra settembre e ottobre 2014 le aziende di tutti i comparti che hanno dichiarato un aumento del fatturato sono state appena il 20%, rispetto però al 36% alle prese con una contrazione (in molti casi significativa). Un andamento in linea con l’indagine dell’Istat sul clima di fiducia delle imprese manifatturiere meridionali che indicano, per i primi nove mesi del 2014, una stagnazione dei livelli di produzione e degli ordini. La prolungata debolezza del comparto si traduce in una conseguente riduzione del numero degli operatori e in base ai dati forniti da Infocamere-Movimprese, nel primo semestre dell’anno, il saldo tra iscrizioni al registro delle imprese e cessazioni, in rapporto al numero di aziende attive a fine 2013, è stato pari al -1.4%. (Gazzetta del Sud – D.co.)