“Porchetta” parla e si discolpa

Il collaboratore di giustizia annuncia dichiarazioni il 3 novembre alla Corte d’appello. Angelo Torcasio in videoconferenza respinge le accuse al processo “Rainbow 2”

“Con Peppino Buffone, Vincenzo Lo Scavo, Vincenzo Nicolazzo e Francesco Muraca non ho mai avuto nulla a che fare, ne di lecito ne di illecito. Ho già fatto delle dichiarazioni alla Dda dicendo di aver fatto parte di un’associazione ma non quella di cui mi si accusa in questo processo. Mi riservo invece di fare alcune dichiarazioni nel processo d’appello del 3 novembre prossimo”. Questo quanto rilasciato, in pochi minuti, da Angelo Torcasio, il collaboratore di giustizia che ieri mattina è stato ascoltato in videoconferenza nell’aula “Garofalo” del tribunale di Lamezia nell’ambito del processo “Raimbow 2″(il secondo troncone dell’inchiesta “Rainbow”, relativamente alla parte che riguarda 20 imputati, fra cui Angelo Torcasio, che saranno giudicati dal gup con il rito abbreviato mentre per altri 45 imputati il dibattimento davanti al tribunale collegiale è stato fissato per il 27 ottobre prossimo).

Nella precedente udienza, il pm Luigi Maffia a conclusione della sua lunga requisitoria ha già richiesto oltre 40 anni di carcere complessivi. Cosa dirà ora il collaboratore di giustizia al processo d’appello “Rainbow” la cui udienza si terrà il 3 novembre prossimo?

In questo processo Angelo Torcasio è stato condannato in primo grado a 5 anni e 4 mesi, mentre nel processo “Rainbow 2” il pm con l’abbreviato ha invocato per Torcasio, detto “porchetta”, 2 anni e 4 mesi. E dopo l’audizione in videoconferenza da una località protetta, il processo “Rainbow 2” è ripartito con l’inizio delle arringhe dei difensori, fra cui Antonio Larussa che ha chiesto per il suo assistito la nullità del processo.

A quel punto il gup, Gloria Gori, ha rinviato l’udienza per i prossimi 1 e 7 dicembre quando concluderanno le arringhe tutti i difensori, emessa la sentenza che riguarda tutti i difensori dei 20 imputati per i quali il pm ha chiesto complessivamente oltre 40 anni di carcere.

In questo secondo troncone della vasta inchiesta “Rainbow” che coinvolse successivamente altre 65 persone, fra cui impiegati di banca, un poliziotto, imprenditori e il funzionario del tribunale di Catanzaro. In questa seconda tranche dell’inchiesta, tutto è ruotato in particolare su numerose truffe a società finanziarie. Alcuni imputati, infatti (imprenditori, commercianti e consulenti di società finanziarie) secondo le accuse, attraverso falsi documenti (fra cui buste paghe fittizie di ignari dipendenti) avrebbero ottenuti prestiti (mai onorati).

Da qui il coinvolgimento degli impiegati di banca. Secondo le accuse, i cassieri finiti nei guai, abusando della loro posizione legale di cassieri, avrebbero consentito e reso possibile l’illecita negoziazione di assegni circolari non trasferibili erogati a nome dei dipendenti, e non formalmente beneficiari degli assegni.

Un’inchiesta della procura di Lamezia che, come si ricorderà, ha ricostruito diversi spaccati e scattata a gennaio 2009 quando finirono in carcere, fra Lamezia e Vibo Valentia. (fonte IL QUOTIDIANO)