Primi timidi segnali di risveglio in Rianimazione

C’è una grossa macchina con tanti tubicini e spie rosse e i verdi che riempie costantemente di vita il corpicino di Rodolfo Alex. Una macchina che alimenta anche la speranza di mamma Jessica e di papà Luca che rimangono là fuori dalla Rianimazione, in attesa che il pericolo sia definitivamente scampato. Il loro bimbo per ora è intubato anche se nelle ultime ore sembra volersi svegliare da quel sonno in cui è sprofondato martedì pomeriggio dopo che lo zio psicolabile lo scaraventato giù dal quarto piano. «Il fatto che tenda a svegliarsi fa sperare. È il segnale che le lesioni cerebrali non sono andate avanti. Almeno per adesso. Certo, la storia di Rodolfo è la storia di un miracolo». Uno dei sanitari più esperti della equipe di Terapia intensiva lascia trapelare un cauto ottimismo anche se «nel nostro reparto per definizione arrivano i casi disperati. Il piccolo presenta una serie di problemi, addominali, cranici e toracici che richiedono per forza di cose massima prudenza. Le sue condizioni vanno valutate nel tempo. Purtroppo, il bambino non è ancora fuori pericolo». Martedì sera, il piccolo è stato portato in sala operatoria per incanalare una vena centrale destinata ai prelievi che si susseguono costantemente. In particolare, sotto la lente degli “angeli – della vita” c’è il dato dell’emoglobina, l’unico indicatore di una emorragia interna, una delle conseguenze temute dai medici. Tutto questo avviene lontano dagli occhi di una coppia di giovani genitori che vive con ansia queste ore. Soffrono, Jessica e Luca. Soffrono tanto e il loro è un dolore intimo, un tormento privato. Pensano al loro Rodolfo Alex ma non dimenticano Agostino, il fratello di Jessica, un trentenne con disturbi mentali. Anche lui è all’Annunziata, nel reparto di Psichiatria, sottoposto al Tso ordinato dal pm Giuseppe Casciaro, in attesa che la vicenda sia definita, probabilmente, anche attraverso il ricorso a una perizia. È stato proprio Agostino a lanciare giù dal balcone quel suo nipotino in un momento di follia. Rodolfo Alex è venuto giù da una quindicina di metri d’altezza. Un volo che avrebbe ucciso chiunque, ma non lui, il tenero angelo sopravvissuto miracolosamente e altrettanto miracolosamente tenta di ritornare a crescere per poter giocare con tutti gli altri bambini nel quartiere di via Popilia dove la gente prega per lui. Ci sono veglie, si recitano rosari, si guarda al cielo nella speranza che dall’ospedale arrivi la notizia che tutti aspettano: Rodolfo Alex è fuori pericolo. (gazzetta del sud)