Processo Marechiaro: sentenza fissata per il 6 dicembre

Ieri c’è stata la seconda udienza in Corte d’appello a Catanzaro per il processo che vede imputati l’ex governatore Giuseppe Chiaravalloti, l’assessore regionale ai Lavori pubblici Pino Gentile, l’ex assessore Paolo Bonaccorsi, e l’imprenditore turistico Paolo Sauro di Gizzeria. Tutti accusati di truffa e altri reati, ma tutti assolti dal Tribunale lametino tranne Sauro, l’unico ad essere stato condannato per indebita percezione di contributi della Regione. La sentenza è attesa per il 6 dicembre. I fatti risalgono al 2002 quando Paolo Sauro, proprietario di un noto ristorante a Gizzeria Lido, ottiene un finanziamento di 4,2 milioni di euro per costruire il Grand Hotel Marechiaro sulla Statale 18. C’è un accordo di programma che dichiara la struttura d’interesse pubblico. Ma mentre i lavori sono in corsi scatta un’inchiesta della procura lametina in quanto l’edificio è abusivo e i finanziamenti illegali. Queste sono le accuse che Luigi Maffia lancia nel processo di primo grado. Il pubblico ministero parla di «Libera Repubblica di Gizzeria” è descrive delle stranezze nel modo di fare sia del Comune che della Regione; in quanto nello spazio di poche ore Sauro otteniene autorizzazioni, lasciapassare e fondi pubblici. Secondo l’accusa la struttura è abusiva perchè non rispetta la distanza dal mare. Ma secondo l’avvocato che difende Sauro, la quantificazione della distanza dalla battigia è variabile. La legge Galasso stabilisce almeno 300 metri così ieri ha portato in aula un documento con cui il Comune di Gizzeria, in cui Sauro all’epoca era amministratore, certificava che la costruzione era compatibile con gli strumenti urbanistici. Maffia racconta che dopo aver presentato una richiesta alla Regione per l’anticipazione di una tranche del finanziamento, il 19 maggio 2004, in meno di 24 ore ottiene i soldi da quella stessa Regione che ancora oggi paga i suoi creditori anche dopo 24 mesi. Secondo l’accusa Sauro era appoggiato dal presidente Chiaravalloti, dall’assessore al Turismo dell’epoca Gentile e dall’assessore all’Urbanistica Bonaccorsi. Per tutti è stata contestata anche l’associazione a delinquere semplice con richieste di condanne che vanno dai 2 ai 10 anni; richiesta confermata dall’accusa anche in appello. Ma il Gup lametino Carlo Fontanazza non crede alle accuse e ha assolto il sindaco Michele Rosato, Pietro Raso (ora sindaco), Francesco Argento e Aldo Cena. Anche il presidente Pino Spadaro ha scagionato tutti gli imputati; per Sauro il giudice ha convertito il reato di truffa in quello meno grave di percezione indebita di denaro pubblico.