PROCESSO PERSEO: i pentiti fanno rivelazioni col “copia-incolla”. Oggi nel Tribuanale cittadino la deposizione di Angelo Torcasio che ha collaborato per primo

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Ieri davanti al Gup Giuseppe Perri c’erano quasi tutti gli imputati, qualcuno in videoconferenza . Dopo la requisitoria del pubblico ministero Elio Romano sono cominciate le arringhe difensive. Di turno gli avvocati Francesco Pagliuso, Pino Spinelli, Antonio Larussa e Salvatore Cerra.
La questione più dibattuta è sempre quella della genuinità delle dichiarazioni dei collabo-ratori di giustizia. Dall’ operazione “Medusa” in poi, la prima che ha decapitato la cosca Giampà, c’è stata una raffica di pentimenti. Fino al punto che nell’udienza di venerdì scorso nel processo parallelo in Tribunale lametino il collaboratore Angelo Torcasio ha dichiarato che «ormai pentirsi è diventata una moda nella cosca Giampà».
Per l’avvocato Pagliuso «più che una moda è un fenomeno molto pericoloso». Secondo il penalista intervenuto in difesa di Vincenzo Bonaddio, cognato del “Professore” e indicato dagli inquirenti come componente della “commissione”, «la pericolosità della collaborazione sta nel fatto che molto spesso non è fatta ai fini della verità, quanto piuttosto a scopi personali, magari per risentimento, astio o comunque per consumare vendette nei confronti di qualcuno a cui in altri modi non si è riusciti a fare del male».
Il difensore su Bonaddio: «È imputato in questo procedimento solo per le dichiarazioni di quegli stessi soggetti, oggi collaboratori di giustizia, che progettarono l’eliminazione fisica proprio di Bonaddio. E se l’astio era talmente forte da indurli a progettare quell’omicidio, certamente lo è anche per indurli a mentire in ordine al suo coinvolgimento come mandante di molti degli omicidi per cui si trova sotto processo».
Pagliuso in sostanza ha parlato di «circolarità impropria delle rivelazioni». Secondo il penalista «le dichiarazioni rese dopo le prime collaborazioni non sarebbe autonome, perchè i soggetti in questione colpiti da  ordinanze di custodia cautelare contenenti le dichiarazioni altrui, arrivano a pentirsi solo dopo aver letto le parole precedentemente dete da altri collaboratori di giustizia».
L’avvocato Antonio Larussa è intervenuto in difesa di Antonio Paradiso, Antonio Fragale, Domenico Giampà e Pasquale Bentornato. Riguardo quest’ultimo ha evidenziato le accuse contrastanti di alcuni pentiti.
Il processo proseguirà giovedì 27 con le arringhe degli ultimi difensori, Per i primi di dicembre, dopo le repliche del Pm e dei difensori, dovrebbe arrivare la sentenza. Più lunghi, invece, i tempi per il dibattimento in corso al Tribunale di Lamezia presieduto da Carlo Fontanazza. Oggi è in programma un’alta udienza, la quarta che riguarda le dichiarazioni di Angelo Torcasio,  e le domande degli avvocati. (Gazzetta del Sud – V.le.)