PROCESSO PERSEO: i rimorsi del pentito per gli omicidi. Saverio Cappello in aula: Non ho preso parte ad altri delitti con delle scuse»

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Cappello, rispondendo alle domande del pm, ha ripercorso le fasi del tentato omicidio di Pasquale Gullo e Pasquale Torcasio, «ma c’era una terza persona, Curcio, che era estraneo. Io guidavo la moto, dietro di me Domenico Giampà che quando scese dalla moto per sparare a Gullo la pistola si inceppò e andammo via». Cappello ha anche ricordato quando insieme ad Angelo Torcasio dovevano eliminare Vincenzo Torcasio “carrà” (poi assassinato a giugno 2011 in un campo di calcetto). «Dovevamo ucciderlo a Capizzaglie ma non lo trovammo e mentre giravamo per trovarlo abbiamo incontrato una pattuglia della finanza che ci inseguì ma riuscimmo a seminarli arrivando a casa di Pasquale Giampà “Millelire”. Il figlio Alberto mi accompagnò a casa e Trocasio andò via a piedi».
Poi l’omicidio del fruttivendolo Federico Gualtieri. Cappello era a bordo dello scooter guidato da Angelo Torcasio. «Scesi dalla moto sparando il primo colpo prendendo a una spalla Gualtieri che cadde inciampando ad una catena, mi avvicinai e gli sparai cinque, sei, sette o otto colpi. Mentre andavo via la moglie mi venne dietro picchiandomi alle spalle, io mi girai, la guardai e lei vedendomi con la pistola si fermò. Abbandonammo la moto a Calia e gettammo le armi in un fiume. Tornai a casa e mi feci la doccia e in quel momento arrivarono prima la polizia e poi i carabinieri. Mi fecero anche lo stub».
Ha spiegato ancora che «Giuseppe Giampà ha ordinato l’omicidio di Giuseppe Chirumbolo dopo che io gli dissi che Chirumbolo mi aveva detto che voleva eliminare Giuseppe Giampà di cui si lamentò con me e Chirico “u batteru”. Pensavo che era una messa in scena dei Giampà quello che mi aveva detto Chirumbolo invece mi sono reso conto che dicendo a Giampà le intenzioni di Chirumbolo ho firmato la sua morte e di questo sono molto dispiaciuto». (Il quotidiano del Sud – P.re.)