PROCESSO PERSEO: «Voti pagati agli zingari nel 2010». In aula si torna a gennaio

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Al processo, ripreso ieri davanti al collegio giudicante del tribunale di Lamezia (presidente Fontanazza; a latere Aragona e Monetti) il collaboratore di giustizia è stato infatti chiamato a testimoniare anche sulle posizioni di tutti gli imputati illustrando i ruoli di ognuno.
Su Antonio Donato, in particolare ha riferito che «Giuseppe Giampà gli aveva chiesto di eliminare Anonio Voci». Il pentito ha parlato dei rapporti con gli altri clan, citando i «buoni rapporti con Vincenzino lannazzo “il moretto” e Iannazzo, Antonio Davoli e gli altri appartenenti al clan Iasmazzo». Ha parlato di «spartizioni di estorsioni per lavori sull’autostrada dove Giampà, e lannazzo erano alleati. I Iannazzo prendevano soldi per l’autostrada e dividevano con Giampà, e viceversa». E che i contatti con i lannazzo «avvennero tramite Angelo Torcasio che parlò con Provenzano e dopo con Franco Trovato».
Cappello ha anche riferito dei rapporti con il clan Giampà, indicando Salvatore Ascone che riforniva Giampà di cocaina. Ha riferito dei rapporti con gli Anello-Fruci e i Mantella e «quelli di Amantea». E ancora: «Giuseppe Giampà mi disse che Umberto Bellocco era suo compare di battesimo». Il pm ha sollecitato Cappello anche sul sistema delle truffe alle assicurazioni: «Un certo Francesco che consegnava gli assegni del risaricimento dei falsi incidenti la cui perizia veniva fatta da Renato Rotundo».
E che «con l’avvocato “chicco” Scaramuzzino, non ho mai avuto rapporti personali ma sono venuto a conoscenza da Giuseppe Giampà che anche lui si occupava degli incidenti simulati, dei certificati si occupava il dottor Petronio». Sulle estorsioni ha in particolare riferito che «il negozio Cortese era un “puttanaio” ci andavano tutti a prelevare materiale». E che per i danneggiamenti alle attività commerciali, «durante le feste ci rifornivamo da Fausto di San Pietro a Maida».
Ha spiegato anche che Giuseppe Giampà si era risentito con il gioelliere Caputo perchè «non gli aveva fatto lo sconto o gli aveva fatto pagare una catenina, Giampà disse che doveva fargliela pagare».
Il controesame del pentito da parte dei difensori degli imputati alla prossima udienza fissata per il 9 gennaio. (Il quotidiano del sud – P.re.)