Prosegue “Il seme-tour” della christian rock band Kantiere Kairòs

COSENZA – Prosegue “Il seme-tour” della christian rock band Kantiere Kairòs, formata da 5 musicisti cosentini, per presentare in tutta il secondo disco. Dopo il concerto del Primo maggio in Piazza a Mare – Largo San Paolo a Pozzuoli (Napoli), per concludere con la musica una giornata di festa nel Villaggio francescano, venerdì 11 maggio alle ore 21 la band si esibirà a Roma, nel Teatro degli Astripresso la parrocchia San Giovanni Battista de la Salle (via dell’Orsa minore 65, zona Torrino), in preparazione alla festa patronale. Dalla capitale partirà alla volta dello Stretto per sbarcare a Messina domenica 13 maggio, dove alle ore 10 è previsto un concerto-testimonianza nell’ambito della Festa del Sì, presso la tensostruttura dell’Istituto Verona Trento in via Ugo Bassi 73. Anche in questo caso il Kantiere Kairòs è stato invitato dalla GiFra (Gioventù Francescana), ma siciliana e calabrese.
Fra i 14 brani del nuovo album, “Siamo nati”, dedicato alla 28enne moglie e madre Chiara Corbella Petrillo, di cui a breve sarà aperta la causa di beatificazione. Ancora, “Un passo oltre”, inno della 37a Marcia francescana dello scorso agosto ad Assisi; nell’estate del 2016 “Basta farlo” è stato l’inno della Giornata dei giovani promossa dall’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano.“Rossomare”, invece, è un’invocazione alla pace universale; “Dove respiro”, parabola del Padre misericordioso rivisitata in salsa rock, cita le 3 parole-chiave “permesso, grazie, scusa” più volte richiamate da papa Francesco. “Natuzza” riassume la vita della conterranea di Paravati; “Qui” descrive l’esperienza del lutto vissuta nella fede; “I soliti errori” invita a ricominciare ogni giorno dopo la caduta grazie al perdono del Padre che segna sempre un nuovo inizio; “Non basta morire” vuole esprimere il grido di Gesù che continua a offrirsi con amore «infinite volte» per salvarci.
“Lazzaro 2.0” è un’esplosione di ritmo puro e gioia per la risurrezione, mentre “La lista” riecheggia la parabola degli invitati alle nozze ribadendo che Cristo non viene «per i giusti» né «per i sani», ma invita i feriti dalla vita e i peccatori alla sua «festa». “Lodeterna” è un canto di adorazione, “Il seme” si apre all’infinito («Sento un oceano di pace che raggiunge le mie rive»). Chiude il disco il brano intitolato “L’amore può”, un sentimento capace di «fermare il battito del tempo e non finire», perché «sa ricominciare anche dalla fine».