Provvedimenti restrittivi nei confronti di 4 persone. Vari i reati

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Il provvedimento cautelare ha trovato fondamento nell’attività investigativa della Squadra Mobile di Catanzaro che è stata sviluppata, con l’ausilio di numerose attività intercettive, nonchè a riscontro delle dichiarazioni rese da un testimone di giustizia, e che ha portato ad accertare attività usuraie, subite da quest’ultimo, nell’arco di tempo 2001-2011 e poste in essere dal POTENZONI Paolo, come soggetto contiguo alla criminalità organizzata del vibonese, nonché responsabilità a carico di LO BIANCO Domenico (quale elemento di spicco dell’omonima famiglia mafiosa, referente della famiglia MANCUSO di Limbadi per la città di Vibo Valentia), per intestazione fittizia di beni finalizzata all’elusione dei divieti previsti dall’applicazione nei suoi confronti della Misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S., e di violenza privata, nei confronti del menzionato testimone di giustizia, finalizzata alla stesura di un atto di compravendita di un bene immobile.

Con riferimento alle contestazioni mosse nei confronti del Sov. MERCADANTE sono riferibili alla veste da questi rivestita, all’epoca dei fatti, in qualità di appartenente alla Squadra Amministrativa della Divisione Polizia Amministrativa della Questura di Vibo Valentia. Nel provvedimento cautelare vengono contestati al predetto i reati di concussione e corruzione, posti in essere con due distinte condotte.

Nello specifico riguardo all’ipotesi di concussione nel 2008 il MERCADANTE avrebbe costretto il titolare di un Istituto di Vigilanza, oggi testimone di giustizia, alla remissione di querela nei confronti del responsabile di altro Istituto di Vigilanza, minacciando il primo di relazionare informazioni negative con l’intento di favorire il secondo.
Per quanto concerne il reato di corruzione il Sovrintendente della Polizia avrebbe nel 2011 percepito da PURITA Michele quale legale rappresentante di un Istituto di Vigilanza somme di denaro al fine di garantire a questi l’assenza di controlli all’attività e l’esito favorevole degli accertamenti demandati alla Squadra Amministrativa a cui era addetto; reato quest’ultimo per il quale risponde in concorso con il citato PURITA.

Dopo le formalità di rito gli indagati odierni, sono stati accompagnati presso i domicili, dove resteranno a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.