A rischio il 99% del territorio

Il rappresentate di Legambiente Calabria parla del dissesto idrogeologico e dei timori diun meteo impazzito. “Rassegnamoci: le precipitazioni torrenziali non sono più un’anomalia”

Le precipitazioni torrenziali che flagellano periodicamente l’Italia da qualche anno a questa parte continuano a mettere in ginocchio il territorio. Non si può più parlare di anomalia o di tempo impazzito quando si succedono ad intervalli ormai regolari, fra l’autunno e l’inverno, causando i disastri che si sono visti solo qualche giorno fa in Liguria e, negli anni, anche in Calabria: Maierato, Cerzeto, Janò, il torrente Beltrame, Crotone. Frane e alluvioni che si sono portate via oltre alle case, anche le vite delle persone. E ogni anno ritornano le stesse paure. Il 99% del territorio e il 100% dei comuni calabresi sono a rischio idrogeologico. Per Andrea Dominijanni, vicepresidente e amministratore di Legambiente Calabria, le soluzioni dovrebbero cominciare da non pensare più al rischio idrogeologico sono in termine di emergenza: “Non si può continuare a gestire le emergenze in maniera capillare, ma non definitiva. Bisogna evitarle perchè conviene anche economicamente. Il dissesto idrogeologico è un fatto innaturale, dipendente dall’incuria delle amministrazioni comunali per quel che riguarda, ad esempio, il monitoraggio e la bonifica di fiumi e fiumare. L’azione politica deve mirare a prevenire, anche se non sembra lo stia facendo: a Janò non si doveva ricostruire quasi nello stesso punto, a Santa Maria alcune case sono costruite su demanio fluviale. In tutta Italia è così, ma in questo modo viene messa in pericolo la vita delle persone”.

Il problema non si può risolvere se mancano i fondi necessari e già previsti dal 2009: “Il piano straordinario di prevenzione redatto dal ministero dell’Ambiente prevedeva 2 miliardi e mezzo di euro, ma non è ancora partito e si è ridotto sensibilmente a causa dei tagli nelle varie finanziarie. Quei fondi servono a garantire una gestione del territorio coerente con il dato di fatto di un cambiamento climatico divenuto ordinario come l’aumento delle precipitazioni. Non si può continuare a costruire nelle aree a ridosso dei fiumi, ma bisogna cominciare a migliorarne la naturalità con interventi che vadano dalle sorgenti alle foci. In sosstanza non bisogna sfruttare i terreni adiacenti ai corsi d’acqua. Nelle zone abitate, invece, vanno realizzate opere di contenimento delle esondazioni, delocalizzando abitazioni ed edifici civili o industriali costruiti nelle aree a irrisolvibile rischio idrogeologico”.

Quello della delocalizzazione è un tema che riguarda anche Catanzaro “il cui terreno è estremamente fragile. Qui il comune ha fatto qualcosa, ma deve fare di più a cominciare dalla manutenzione delle fiumare. Inoltre vanno mappate le aree a rischio idrogeologico, valutando quali sono le zone più sensibili per evitare tragedie come que