Sanità: la qualità della gestione calabrese

La metà dei casi di presunta malasanità in tutt’Italia concentrati in Calabria, danni erariali per cifre a sei zeri, sprechi e disservizi e una rete assistenziale complessivamente colabrodo. E’ questa, in sintesi, il quadro negativo della sanità calabrese che verrà descritto nella relazione conclusiva della commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi regionali, relazione che oggi il presidente della bicamerale Leoluca Orlando e l’ufficio di presidenza presenterà in una conferenza stampa a Roma, alla camera dei deputati. La relazione tratteggerà “la qualità” della sanità calabrese. Dalla relazione risulta un dato choc per la nostra Regione, vale a dire gli oltre 80 casi di errori sanitari, oltre la metà mortali, che fanno della Calabria la regione a maggiore concentrazione, insieme alla Sicilia, di questo triste primato. La relazione dovrebbe inoltre evidenziare il fatto che nella gran parte di questi casi la Regione non avrebbe disposto sanzioni a carico di coloro che, sul piano giudiziario, sarebbero stari riconosciuti responsabili, contravvenendo in questo senso alle sollecitazioni che la stessa commissione d’inchiesta puntualmente ha inviato ai vertici politici della sanità calabrese. Occhi critici anche sull’offerta sanitaria in Calabria, per la quale la relazione evidenzierebbe dati critici sulla qualità dell’attività ospedaliera, sottolineando come i valori più bassi si registrano in Calabria (47,8%) e in Campania. E poi la spesa farmaceutica, con il picco della Calabria (nel 2008 una spesa di 277 euro pro-capite rispetto alla media nazionale di 213 euro) e la mobilità passiva (per la Calabria un saldo negativo di oltre 54 ,000 ricoveri). E poi gli sprechi e gli sperperi di denaro pubblico. Sotto questo profilo la relazione riporterebbe le cifre negative citate dalla Corte dei conti regionali, come i 95 milioni di danni erariali accertati fino al 2010 ai quali si aggiungerebbero i 100 milioni di finanziamenti erogati, alla fondazione “Tommaso Campanella”. E infine, il tema del debito, fissato in 1.046 miliardi anche se ancora non esaustivo e sul quale nei mesi scorsi lo stesso Orlando aveva parlato di “mancanza di cultura” del dato contabile in Calabria e di sospetto di un “buco” gonfiato ad arte.