Schettino torna a casa I pm: “Faremo ricorso”

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Rilasciato dal gip di Grosseto, il comandante della nave naufragata al Giglio è tornato nella notte nella sua abitazione. I compaesani condannano il suo comportamento, ma chiedono che sia la giustizia e non i media a giudicarlo. Poche speranze per i superstiti

META DI SORRENTO – E’ agli arresti domiciliari Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia naufragata venerdì notte a Isola del Giglio, causando la morte di 11 persone. Dopo alcuni giorni di carcere è arrivato nel cuore della notte nella sua abitazione di Meta di Sorrento. Il gip ha deciso di non trattenerlo in carcere, suscitando la sorpresa del pm che ne aveva chiesto la custodia preventiva. La procura di Grosseto ha annunciato il ricorso al tribunale del riesame.
Scontro procura-gip: “Faremo ricorso”. Riguardo al comandante, il giudice per le indagini preliminari non ha riscontrato il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove, disponendo così i domiciliari per il comandante, “con divieto assoluto di allontanarsi e di comunicare con qualunque mezzo con persone diverse dai suoi conviventi“. E’ il pericolo di reiterazione di “reati gravemente colposi” ad avere convinto il gip di Grosseto Valeria Montesarchio a disporre la misura cautelare. C’è stato abbandono, ma non fuga, secondo il gip. Schettino, rileva ancora nell’ordinanza, pur sceso dalla nave, è rimasto alcune ore sugli scogli insieme all’equipaggio.

Di parere opposto la procura: secondo il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, Schettino potrebbe scappare dai domiciliari. Per Verusio era necessario che Schettino rimanesse in carcere “per la sua personalità e per i reati che gli vengono contestati e non vorremmo che (con i domiciliari, ndr) possa sottrarsi alle sue responsabilità“, ha detto, commentando la decisione del gip. “Credo che l’ufficio si determinerà ad impugnare l’ordinanza del gip e a fare ricorso al tribunale del riesame”, ha aggiunto ai microfoni di Rai Radio Uno.

Manovra sconsiderata, eccessivo avvicinamento. Sono pesanti le accuse nei confronti del comandante: insieme al primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio, è accusato di omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave. Gravissime le conseguenze dell’incidente, definito nell’ordinanza del gip un “disastro di proporzioni mondiali”. La manovra effettuata da Schettino è stata “sconsiderata” nell'”eccessivo avvicinamento all’isola”. Non solo: il comandante ha “sottovalutato” il danno alla nave, ritardando poi l’allarme, si legge nel documento del gip di Grosseto.

La manovra d’emergenza di avvicinamento fatta dopo l’impatto con gli scogli era comunque un “atto dovuto per limitare il più possibile le conseguenze tragiche” dell’incidente, si legge ancora nel documento, e non esime il comandante dalle sue responsabilità. Il gip rivela che Schettino dopo il naufragio, disse di voler cambiare vita e chiudere con le navi a causa dello sconforto per l’accaduto. Ma ciò non dimostra che il comandante avesse intenzione di fuggire, argomenta. Non tentò, però, di tornare a bordo dopo aver ricevuto l’ordine dalla capitaneria di Livorno. Pochi dubbi rimangono sul comportamento tenuto dopo l’incidente: per il gip c’è stata una “totale incapacità di gestire le fasi successive dell’emergenza, così ritardando i soccorsi dalla terraferma”.

Per la procura di Grosseto, la posizione di Schettino è indifendibile. Schettino “è uno scellerato”, dice il procuratore Verusio e c’è motivo di credere “che possa sottrarsi alle proprie responsabilità”. Di più: non è sembrato pentito. “Dispiaciuto forse per la sua nave e per quello che gli potrà capitare, ma non credo dispiaciuto per quello che ha combinato”, dice ancora Verusio.

Tutt’altro il giudizio sul comportamento del comandante Gregorio De Falco, della capitaneria di porto di Livorno, per cui è stato proposto un encomio solenne: lo ha comunicato il vice ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia.

Il legale: Nè vile nè criminale. Schettino non è sospeso dal servizio, ha sottolineato il suo legale Bruno Leporatti, parlando con i giornalisti. L’avvocato lo ha descritto come duramente provato. “Non mi ha dato l’impressione di essere nè un vile nè un criminale, anzi ho visto una persona profondamente turbata. Il fatto che venga detto che non lo è, è una affermazione a effetto“, ha aggiunto, non escludendo il giudizio immediato per il suo assistito: “Ci può stare“, ha detto rispondendo ad una domanda in conferenza stampa. Riguardo alla possibilità che Schettino abbia mentito sull’effettiva gravità del naufragio, lo si vedrà dall’esame degli atti, ha aggiunto. Secondo il legale, era la prima volta che quella manovra – per il gip “scellerata”, per Leporatti almeno “imprudente” – veniva effettuata così vicino al Giglio. Il legale valuterà anche la possibilità di un ricorso al tribunale del Riesame sugli arresti domiciliari per il comandante.

La reazione dei concittadini. Scortato da polizia e carabinieri, e accompagnato dalla moglie e dal fratello, Schettino ha evitato fotografi e cineoperatori che ieri notte lo attendevano entrando nella sua abitazione da un ingresso secondario. “Sta meglio di ieri”, ha detto il suo avvocato. Agli amici che ha incrociato al paese, Schettino ha assicurato di non essere scappato dalla nave e di aver fatto il suo dovere.

Il paese difende il comandante 6 e si schiera contro il circo mediatico che si sta scatenando contro il comandante: “Ha sbagliato – dice Antonio, crocierista come il comandante della Costa Concordia – ma a giudicarlo deve essere la giustizia, spero equa, e non i programmi televisivi. Quello che stiamo vedendo in tv è un gioco al massacro che non tiene conto di tutti gli aspetti della vicenda”.

La ricerca dei dispersi. Il bilancio della tragedia è di 11 vittime e di 20 dispersi, di diverse nazionalità. E’ stato identificato uno dei corpi recuperati ieri: si tratta di un membro dell’equipaggio, l’ungherese Sandor Feher. Cinque delle vittime non sono ancora state identificate, ha detto Il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia, nel corso della informativa alla Camera, specificando che “non si possono escludere ulteriori variazioni o margini di errore”. Una donna che mancava all’appello, la tedesca Gertrud Goergens, è stata ritrovata viva in Germania.

LA LISTA DEI DISPERSI

La Prefettura di Grosseto ha rilasciato la lista delle persone ancora non individuate. Uno dei 14 tedeschi che mancavano all’appello è stato rintracciato in Germania. Gli altri sono di varie nazionalità: oltre a Germania, Italia, Francia, Usa, Ungheria, Perù e India. I sei italiani sono William Arlotti di Rimini e sua figlia Daiana di 5 anni; la 30enne Maria D’Introna di Biella; le due amiche siciliane Maria Grazia Trecanico e Lucia Virzì, e Giuseppe Girolamo, un musicista 30enne di Alberobello.

Sospese le ricerche
. E questa mattina la nave è tornata a muoversi, facendo sospendere nuovamente le operazioni di ricerca a bordo del relitto, anche se col passare dei giorni la speranza di ritrovare ancora qualcuno in vita è sempre più remota. Anche oggi i palombari si sono tenuti pronti ad entrare in azione per aprire con microcariche altri quattro varchi nella parte sommersa della nave, nel tentativo di individuare le persone che ancora mancano all’appello. Verranno realizzati a circa 18 metri di profondità in corrispondenza del ponte 4 della nave, quello che conduce all’area dove ieri sono stati individuati 5 corpi.

Lo scafo oscilla.
Uno dei pericoli è che il relitto, incagliato negli scogli, scivoli verso acque più profonde inabissandosi. Al momento la Costa ha subito una rotazione di oltre un metro della prua verso terra, e 1,07 di poppa verso il largo. Per i tecnici si tratta di un riposizionamento: la nave quindi non sta scivolando ma oscillando.

Clini: “Primi danni ambientali”. Arriva, intanto, una prima stima dei tempi che saranno necessari per il recupero del relitto: la Smit Salvage, la ditta incaricata di prelevare il carburante, parla di alcuni mesi. Per il carburante, invece, ci vorranno dalle 2 alle 5 settimane. Secondo il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il naufragio della nave ha provocato già i primi danni ambientali: per ora il fenomeno è “molto contenuto,” relativo “ai fondali dell’isola del Giglio”, ha detto. “La situazione è al limite – aggiunge Clini – perché la nave è in posizione instabile. E’ una corsa contro il tempo”.