Se alla “dieta forzata” s’aggiunge la sporcizia

VIBO VALENTIA – Dopo il caso mensa, arriva quello sul materiale di pulizia

E venne il giorno del “digiuno”. E fu il caos. «Me ne dai un pochino?». Occhi sgranati e acquolina in bocca, ma nessuna merenda da barattare, solo un brontolio di stomaco da trattenere in attesa dell’arrivo della mamma. La strategia dell’astinenza da cibo pensata dallo studio di dietologia di “Palazzo Luigi Razza” ha funzionato. Venerdì scorso, in quelle esigue scuole dell’infanzia ove era partito il servizio, sono stati pochissimi i bambini che hanno tirato fuori dallo zaino il pasto rigorosamente freddo. Gli altri tutti a guardare. Insegnanti comprese, costrette, loro malgrado, ad assistere ad una scena pietosa, e vergognosa per l’amministrazione comunale che non si è preoccupata né di programmare il tutto per tempo, né di correre ai ripari. Solo di stanziare novemila euro per la compartecipazione alla associazione denominata Magna Graecia. Come dire, ci si inizi a cibare di cultura sin da bambini. Ma le piccole pesti, soprattutto quelle che vanno dai tre a cinque anni si sa come sono: le esigenze di alcuni grandi, a volte, non riescono proprio a capirle, figurarsi quella sul risparmio sui pasti. E così, pur con orari diversi, rientro a casa per quasi tutti. Al plesso denominato Maria Montessori, ad esempio, su un totale di circa 90 piccoli alunni ne sono rimasti solo 10, il che ha comportato delle ripercussioni anche sul piano didattico, vista l’impossibilità delle docenti di portare avanti le attività diversificate per fascia di età. Non è difficile immaginare che la stessa scena si ripeterà venerdì prossimo in tutte le altre scuole, ove il servizio è partito con una settimana di ritardo per questioni logistiche interne. Per fortuna, però, pare che i genitori non siano intenzionati a rimanere con le mani in mano. Sacrifici per i propri figli sì, ma rinunciare ad un diritto no. Lo sa bene la dirigente del secondo Circolo didattico Silvia Costa, il cui ufficio negli ultimi giorni si è trasformato in una sorta di “punto di sfogo” e il primo luogo da dove far partire la protesta nei confronti del Comune. Mercoledì scorso, infatti, sulla sua scrivania è arrivata la richiesta della vicepresidente del consiglio di circolo per la concessione dei locali in vista della riunione di domani (si inizierà alle 16.30) con i rappresentati di classe; all’ordine del giorno: fornitura arredi, in particolare i banchi, mensa e – altra novità – materiale di pulizia. Eh sì, perchè per il Palazzo la salute, oltre che con un giorno di dieta, si tutela vivendo in ambienti sporchi. Come spiegare altrimenti la comunicazione risalente all’inizio dell’anno con cui si rendeva noto che non sarebbero stati più forniti detersivi, carta igienica, spugne e tutto ciò che serve per assicurare la giusta e dovuta pulizia? Evidentemente, i dottori del famoso studio di dietologia devono aver ritenuto irrilevante il pronunciamento dell’avvocatura generale dello Stato, preferendo la tesi dell’Associazione nazionale Comuni d’Italia secondo la quale questo specifico onore spetta al Miur e, in maniera ancora più diretta, all’amministrazione scolastica. Insomma, anche in tale caso pare di capire che i genitori dovranno mettere mano al portafogli, ma solo dopo essersi recati al supermercato per comperare l’occorrente, visto che la scuola non può gestire soldi liquidi al di fuori del Bilancio. Quasi come se non bastassero i disagi derivanti dalle modalità previste per l’acquisto dei buoni. In qualunque Circolo si vada, infatti, la lamentela riferita dai dirigenti resta sempre questa, e ciò nonostante «si siano caricate le segreterie di una incombenza che non spettava loro: la distribuzione dei ticket dietro presentazione del versamento». Tra tutte, però, c’è una cosa che vale la pena di chiarire meglio, ovvero il motivo per cui per il venerdì è stato stabilito che i bambini potranno consumare solo un pasto freddo. Nessuna insensibilità o tentativo di lasciare un po’ più pulite le aule; il perchè l’hanno spiegato il dirigente del primo Circolo Antonio Piperno e la vicaria Luisa Vitale, che la legge, i diritti e la tutela – a differenza di altri – li conoscono bene. In sostanza vi è una norma che proibisce «l’introduzione di pasti, preparati a casa o dai ristoratori non importa, che non siano stati sottoposti ad un accurato controllo sanitario». Ergo, gli unici alimenti garantiti e forse più graditi dai bambini, restringendo all’osso, rimangono panini e pizzette. Alla “Don Bosco” di piccoli iscritti alla scuola dell’infanzia ve ne sono circa 160, staremo a vedere cosa accadrà venerdì, e quanti saranno coloro che alle 16.00, orario di uscita, varcheranno i cancelli per rientrare a casa. Al resto, prima che i genitori adirati arrivino in massa sotto al Comune, provveda l’amministrazione, magari grattando il fondo del barile, non si sa mai… anche in tempo di crisi e di carenza di fondi, potrebbero venir fuori novemila euro. (Calabria ora)