Sette avvocati si dimettono da Consiglieri dell’Ordine

Gli avvocati  Rosanna Cataudo, Giuseppe Cerra, Salvatore Leone, Leopoldo Marchese, Marcello Martino, Sante Luca Roperto e Francesca Zaccaro sono i sette avvocati che hanno deciso di dimittersi da consiglieri dell’organo. Gli avvocati comunicano che: «Da diverso tempo ci troviamo in forte dissenso dal modo verticistico, improvvisato e poco rispettoso del principio di collegialità con il quale viene gestito il Consiglio dell’Ordine: per senso di responsabilità e per evitare contrapposizioni frontali, tali da poter paralizzare il funzionamento dell’organismo, pregiudicando così l’interesse generale, abbiamo sempre mantenuto il nostro dissenso nell’ambito dell’Istituzione, assumendo su di noi anche il peso, assai gravoso, di scelte che non abbiamo contribuito ad effettuare e che non condividiamo. L’accentuarsi della deriva verticistica di questi ultimi mesi – affermano gli avvocati – culminati con l’organizzazione e l’accreditamento di eventi formativi non preventivamente concordati collegialmente e in contrasto con il regolamento che disciplina la formazione professionale, predisposto e regolarmente approvato dal Consiglio, ci costringono ad uscire dal consueto riserbo e a manifestare pubblicamente il nostro dissenso. Ciò anche perché la preoccupante perdita di autorevolezza del Consiglio dell’Ordine conseguenza inevitabile dell’attuale gestione, sta compromettendo seriamente il prestigio del Foro nel rapporto con i magistrati. Non possiamo non rilevare, inoltre – continuano gli avvocati – che per effetto delle dimissioni dalla carica di tesoriere di Francesca Zaccaro e da consigliere di Leopoldo Marchese – è ancor più visibile e manifesta la situazione di generale sfiducia nei confronti del Consiglio. Per queste ragioni, abbiamo rassegnato le nostre irrevocabili dimissioni da Consiglieri dell’Ordine, dal 12 novembre, al fine di assicurare il rilascio dei certificati di compiuta pratica e non pregiudicare i giovani colleghi; dimissioni che devono ritenersi ferme e sin d’ora riproposte nell’ipotesi che la maggioranza del Consiglio le dovesse respingere».