Soldi falsi e automobili clonate

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Per il collaboratore di giustizia complessivamente le somme percepite dal direttore «ammontano a circa 80 mila euro», e che «i fatti di cui sto parlando risalgono sicuramente al 2002/ 2003 – precisa la “gola profonda” – perchè ricordo che c’era l’euro e le banconote false erano tutte in tagli da 20 e 50 euro; in quel periodo io salivo spesso a Napoli anche per prelevare macchine donate a un certo Ciro e da un certo massimo ai quali avevo anche chiesto se c’era la possibilità di prelevare banconote false da poter cambiare e la prima volta fu proprio il Ciro ad accompagnarmi a Scafati come sopra riferito». Cosentino aggiunge anche che allo stesso direttore dell’ufficio postale di Falerna «ho anche venduto la stessa auto donata, una Citroen Picasso di colorebianco, per tre volte in quanto dopo avergliela venduta un giorno salii a Napoli e feci preparare un falso verbale dai miei due amici sopra nominati in cui veniva simulato un sequestro dell’autovettura in quanto oggetto di riciclaggio; quindi successivamente, dicendogli che ero riuscito a fargliela dissequestrare, gliela rivendetti dicendogli che poi la somma di denaro mi serviva per darla ad un mio creditore». Nello stesso verbale di interrogatorio Cosentino parla anche di autovetture di provenienza illecita, «sia perchè oggetto di furto, siaperchè oggetto di riciclaggio, che io stesso mi recavo ad acquistare a Napoli e che poi trasportavo a Lamezia Terme, ricordo che in queste occasioni io dovevo essere sicuro della corrispondenza delle targhe delle autovetture che dovevo acquistare a Napoli con il modello». Il pentito quindi rivela che per fare ciò si serviva della collaborazione di un poliziotto che in un’occasione gli avrebbe chiesto un’autovettura per un magistrato «ed io gli diedi una 600 rossa che serviva come macchina sostitutiva» in quanto lo stesso magistrato «aveva fatto un incidente con la sua auto Ford Focus grigia, e questa 600 rossa era anch’essa di provenienza illecita». E secondo Cosentino il poliziotto «ne era a conoscenza cosce come era conoscenza della provenienza». (Il quotidiano della Calabria – Pa.re)