Sono trascorsi vent’anni dall’omicidio Aversa

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Scattano le indagini, ma per qualche giorno si susseguono solo supposizioni da parte degli inquirenti. Poi spunta una testimone oculare, la giovane Rosetta Cerminara, che dice di averli visti. Quella maledetta sera si trovava dal parrucchiere, in un palazzo difronte a quello dov’è avvenuta la strage. La superteste aggiunge addirittura di conoscere i due killer: Giuseppe Rizzardi e Renato Molinaro, il quale sarebbe stato persino il suo ex fidanzato.
Per gli inquirenti il gioco è fatto. Si va al processo con la super-teste protagonista. Rosetta viene premiata dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, le vengono dati dei soldi dallo Stato che le garantirà protezione eterna e finanche un posto di lavoro. Rizzardi e Molinaro vengono processati e riprocessati. E mentre la testimone gioca ancora con le sue fantasie mai celate di voler fare la poliziotta, e alte autorità dello Stato la rimpinzano di falsità per ricavarne carriere d’oro, arrivano due sconosciuti da Taranto che confessano: siamo stati noi ad uccidere il poliziotto e sua moglie a Lamezia.
Stefano Speciale e Salvatore Chirico, pentiti della Sacra corona unita, dopo anni di silenzio dicono di essere stati assoldati dai Torcasio per uccidere gli Aversa.
Il castello di accuse costruite sulla sabbia da Rosetta Cerminara e da chi le stava attorno è crollato in un momento. A pagare è stata soltanto la falsa supertestimone condannata per calunnia. I suoi manovratori invece l’hanno fatta franca.

OGGI
«La malavita quando colpisce lo fa convinta del fatto che uccidere un uomo colpendo i suoi affetti più cari e lasciando nella disperazione intere famiglie, significa averla vinta, significa mostrare i muscoli per dichiarare la propria forza. Ma il ricordo dell’esempio che alcuni uomini lasciano in chi li ha conosciuti, e chi di loro ha sentito parlare, non muore con un colpo di pistola». Così il sindacato di polizia Coisp ricorda uno dei suoi, uno dei migliori, ucciso con la moglie in un agguato mafioso in Via dei Campioni la sera del 4 gennaio del 1992. Sono passati vent’anni da quell’episodio che diede una scossa alla città.

«Così dopo vent’anni il ricordo del maresciallo Aversa e della sua adorata moglie Lucia, sono vivi nella mente dei poliziotti calabresi come esempio di forza e di rettitudine sul lavoro e in famiglia. – dice Giuseppe Brugnano, segretario regionale del Coisp e aggiunge – Quel 4 gennaio mani assassine colpivano Salvatore Aversa reo, agli occhi di quell’antistato che si annida negli angoli della società civile, di essere un investigatore integerrimo, servitore dello Stato in maniera incondizionata fino all’estremo sacrificio. Perché la punizione sembrasse ancor più grande gli assassini non s’accontentarono di colpire lo Stato attraverso la morte di uno dei suoi rappresentanti più autorevoli, ma inflissero un dolore più grande, lasciando tre figli senza un padre e una madre. – Brugnano fa un sintetico bilancio dell’attività contro la criminalità – I risultati raggiunti dalla polizia di Stato in questi vent’anni sono stati encomiabili, come ha detto recentemente il capo della polizia, e questo ha reso omaggio alla memoria di chi come Salvatore Aversa ha combattuto la malavita fino all’estremo sacrificio. – e continua – Ancora troppe zone grigie esistono in Calabria, troppo sole e troppo esposte sono le forze dell’ordine chiamate, in alcune regioni più che in altre, a confrontarsi con una delinquenza attrezzata che ha affinato, da quel 4 gennaio di vent’anni fa, i suoi modi di colpire. – e lancia un appello da chi lavora ogni giorno sul fronte contro la criminalità – Se da una parte è dovuto un pensiero di rispetto e riconoscenza nei confronti di chi come Salvatore Aversa troppo presto è stato sottratto all’amore dei suoi figli, dall’altra il miglior modo per non rendere vano il sacrificio di chi per lo Stato ha dato la propria vita, è rafforzare tutti i mezzi a disposizione delle forze di polizia, lottando al loro fianco perché i servitori dello Stato li si possa onorare in vita e non doverne parlare sempre tragicamente al passato. Il Coisp vent’anni dopo – conclude Brugnano – ricorderà i coniugi Aversa, come ogni anno, in una manifestazione che si svolgerà nel Comune lametino il prossimo lunedì 23 ed alla quale parteciperanno diversi rappresentanti nazionali, tra questi il segretario generale del Coisp Franco Maccari».

Oggi il sovrintendente capo della polizia Salvatore Aversa e sua moglie Lucia Precenzano vengono ricordati con una messa solenne in Cattedrale alle 18.30 celebrata dal vescovo Luigi Cantafora e dal cappellano della polizia di Sato Biagio Maimone. Al termine sarà deposta una corona d’alloro sotto la lapide dedicata alle due vittime nella sede del vecchio commissariato sul Corso Numistrano.