Sparite 8 anni fa, i resti erano nella loro villa

corpi-vittime_400

Ritrovati a Santa Maria Capua Vetere i corpi di Elisabetta Grande (Catanzarese) e della figlia Maria. Indagato il marito e padre delle vittime. La svolta dopo l’appello lanciato da “Chi l’ha visto?” che stasera ripercorrerà la tragica storia

Per otto lunghi anni non ha denunciato la scomparsa della moglie e della figlia continuando a ribadire che si trattava di un allontanamento volontario.
Ma nella mattinata di ieri, nella sua villetta di Baia Verde, un villaggio di case per le vacanze, che sorge lungo il litorale domizio, nel Casertano, i poliziotti hanno trovato due cadaveri.
Saranno gli esami medico-legali, disposti dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) a dire con certezza se sono quelli di Elisabetta Grande e Maria Belmonte, scomparse dal 18 luglio del 2004 e che oggi avrebbero avuto 74 anni, la prima, 43 la seconda.
I corpi, senza alcun apparente segno di violenza, sono stati trovati, adagiati l’uno accanto all’altro, in un’intercapedine realizzata sotto il pavimento per scongiurare problemi di umidità. Accanto agli scheletri alcuni documenti ritenuti dagli investigatori di estremo interesse.
Il marito e padre della due donne, Domenico Belmonte, 72 anni, medico, a lungo in servizio nel carcere di Poggioreale, a Napoli, è stato interrogato per ore negli uffici della Questura di Caserta dagli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello. Difeso dall’avvocato Rocco Trombetti, ha respinto con determinazione ogni addebito. È stato aperto un fascicolo nel quale si ipotizzano i reati di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere. Anche l’ex marito della figlia è stato ascoltato dagli investigatori.
La vicenda della famiglia Belmonte è cominciata una ventina di anni fa, quando Domenico, già direttore sanitario del sovraffollato penitenziario napoletano, sentendosi forse minacciato, decise di trasferire la famiglia nella loro casa di vacanza di Baia Verde. Tra quelle villette nascoste dalla vegetazione si sentiva più sicuro.
A Baia Verde la moglie – un’insegnante in pensione originaria di Catanzaro – e la figlia con un matrimonio fallito alle spalle, hanno tentato di avviare anche un’attività commerciale che però non è andata bene mentre Domenico Belmonte, di tanto in tanto, faceva ritorno nella casa che la famiglia aveva nel centro storico di Napoli. Dal 2004 delle due donne si sono perse le tracce. Domenico con le poche persone con le quali ha avuto contatti in questi anni, tra cui l’ex genero, ha sempre detto che si trattava di un allontanamento volontario. E nel giardino ha lasciato per tutti questi anni anche la macchina della moglie. Lui, descritto come un professionista scrupoloso ma ora visibilmente trascurato, non si è allontanato mai più da Baia Verde, da quella villetta diventata un cimitero.
Vestito malissimo usciva solo per curare il giardino. E trascorreva tanto tempo a leggere: sul tavolo aveva un libro dal titolo «Liberaci dal male oscuro», aperto al capitolo sulla depressione. Nessun contatto con i vicini.
A far scattare l’allarme è stata la denuncia del fratello di Elisabetta, un medico di Catanzaro, che si è rivolto alla Polizia. E delle due donne si è interessata anche la trasmissione «Chi l’ha visto?».
Così ieri mattina nella villetta sono arrivati i poliziotti: Domenico Belmonte stava curando il giardino. Gli agenti hanno iniziato a passare al setaccio gli spazi esterni. Ma la scoperta è stata fatta solo grazie al “georadar” del gabinetto regionale della polizia scientifica, che nell’intercapedine ha fatto la macabra scoperta.

CATANZARO – La rabbia esplode nella cornetta del telefono. Rabbia mista a dolore, un dolore compresso per troppo tempo. «È dal 2009 che ho denunciato la scomparsa di mia sorella ai carabinieri ma se ne sono fregati! Da allora ho solo ricevuto una telefonata di un maresciallo che mi chiedeva: “Avete trovato vostra sorella?”, e basta! Vorrei sapere cosa è stato fatto in tutto questo tempo, che qualcuno mi dicesse… ».
Raggiungiamo al telefonino il dott. Lorenzo Grande, stimato oculista originario di Catanzaro ma che lavora nell’ambulatorio Asp di San Giovanni in Fiore, nella Sila cosentina, mentre sta pianificando la partenza verso la Campania. Ha appreso da RaiNews 24 del ritrovamento dei due poveri resti nella villetta sul litorale domizio. «Può immaginare cos’abbia provato …», racconta al cronista. «Dubbi? No, non ne ho avuto. Di chi altri potrebbero essere quei corpi…. Poi ho ricevuto una telefonata dalla polizia».
Nessuno ha più visto Elisabetta Grande e la figlia Maria dal 2004 (le due donne avevano rispettivamente 65 e 35 anni) ma il marito della donna non ne ha mai denunciato la scomparsa. Mai dato spiegazioni, mai detto nulla. Di più: il rifiuto di qualsiasi contatto con i familiari: «L’ultima volta che sono andato a Castel Volturno – conferma il dott. Grande – nessuno ha aperto la porta. Io sono sicuro che fosse lì dentro; c’era l’auto parcheggiata, ma mio cognato non ha aperto. È stato tre mesi fa, ad agosto».
«All’inizio – racconta il dott. Grande – avrei anche potuto ae cettare l’idea di un allontana men to volontario di mia sorella e di mia nipote, ma con il passare del tempo no, non ci ho più creduto, e questo nonostante certi depistaggi messi in piedi, come la partita Iva di una profumeria o un conto corrente con 100mila euro a nome suo e di mia nipote, tavolette costruite ad arte per far pensare che mia sorella si fosse fatta un’altra vita altrove, una messa in scena per sviare i sospetti. Di questo ne sono sicuro. E per questo ho presentato un esposto alla procura della Repubblica di Catanzaro. Mi sono anche rivolto a “Chi l’ha visto?”. Forse dopo la trasmissione si sono decisi ad andare a vedere in quella villetta».
L’avv. Nunzio Raimondi, che in questi anni ha assistito il dott. Lorenzo Grande, con discrezione preferisce rimandare qualsiasi commento: «La prima cosa da fare è accertare, attraverso l’esame dei resti, la data della morte».
In effetti, tra le tante possibili ipotesi, si profila l’ombra di una lunga segregazione che potrebbe aver preceduto la morte delle donne. È quanto suggerisce un dettaglio: nel 2008 al dottor Grande fu consegnata dal dottor Belmonte (fino ad allora un qualche dialogo tra i due ancora c’era) una lettera con cui Elisabetta Grande acconsentiva alla vendita di un bene immobile che possedeva in comproprietà con i fratelli. Il marito della donna raccontò di averla ricevuta per posta. Se autografa, quella lettera dimostrerebbe che Elisabetta Grande (con lei la figlia Maria?), scomparsa quattro anni prima, era ancora viva.
Poi i rapporti tra il dottor Grande e il cognato si interruppero, e questo convinse il fratello della donna a presentare la denuncia di scomparsa, la prima a ottobre 2009 ai carabinieri, una seconda nell’agosto scorso, ma alla Polizia. (Gazzetta del Sud – A.P.)