Spuntano fuori i primi “colletti bianchi”

richiesta-pizzo-pompa-benzina_400

Nello stesso elenco c’è anche il nome di un autorevole esponente politico lametino e che attualmente ricopre un incarico importante nella Provincia di Catanzaro. Un personaggio che negli anni ha ricoperto diversi ruoli in vari enti e che, in un rapporto del Nucleo operativo della Compagnia dei carabinieri lametina inserito negli atti di “Medusa”, viene definito «come soggetto “intraneo” alla cosca di `ndrangheta dei Notarianni». All’uomo politico anni fa, nel corso di una campagna elettorale, hanno sparato contro l’abitazione alcuni colpi di pistola, un episodio che viene descritto anche da un collaboratore di giustizia.
Tornando invece ai fatti che riguardano direttamente gli imputati per associazione mafiosa ed altri reati, uno dei rinviati a giudizio è Luca Piraina, 23 anni, arrestato nell’operazione “Doppio colpo”, indicato come esponente della cosca Giampà e accusato di una tentata estorsione ai danni del gestore di alcuni distributori di carburanti. Il provvedimento restrittivo fu emesso anche nei confronti di Giuseppe e Pasquale Catroppa, rispettivamente di 28 e 26 anni, anche loro indicati come affiliati ai Giampà e arrestati nell’operazione “Medusa”.
Pasquale Catroppa, per conto del fratello Giuseppe, quest’ultimo all’epoca dei fatti in carcere per un’altra estorsione, con Piraina portarono i «saluti di Giampà» al titolare di tre pompe di benzina e di un autolavaggio a Lamezia, Platania e Decollatura. Come risulta anche dalle immagini di un video degli inquirenti risalente al 20 marzo scorso, alle 18.58. Il pizzo richiesto era di mille euro al mese (700 per rifornimenti di benzina e 300 per l’autolavaggio) . Ma l’imprenditore rifiutò.
Da qui il progetto di Piraina e dei fratelli Catroppa di un danneggiamento che non si è verificato solo grazie ad un’efficace azione di prevenzione da parte della Squadra mobile catanzarese e del commissariato lametino.
La cosca era capace anche di sponsorizzare ditte per ottenere gli appalti. Bastava presentarsi a nome di Giampà e le aziende protette dal clan ottenevano appalti e subappalti, anche la possibilità di fornire il materiale necessario alla ditta che stava realizzando la struttura. Un particolare che emerge dalle dichiarazioni di Rosario Cappello, boss del quartiere Bella, anche lui pentito. Riferisce che o Vincenzo Bonaddio, cognato del “Professore”, «quando si trattava di effettuare dei lavori edili nella zona d’influenza della cosca, i proprietari erano avvicinati dai rappresentanti del clan e venivano obbligati ad accettare come fornitori le ditte indicate». Cappello fa anche riferimento ad una casa di cura in costruzione vicino al centro commerciale “Due Mari”, lungo la Statale 280 Catanzaro-Lamezia. (fonte + foto Gazzetta del Sud – 05.11.12 – G.na)