E’ stato arrestato lo studioso dei Bronzi di Riace

Giuseppe Braghò, studioso e profondo conoscitore della storia dei Bronzi di Riace, è stato arrestato nella giornata di ieri dopo essere stato colto in flagranza di reato mentre sottraeva, assieme a Rosario Zappino 66enne, alcuni reperti archeologici dal sito di contrada Mella di Oppido Mamertina. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza, ed i militari della Compagnia dei Carabinieri di Palmi, li hanno sorpresi mentre, attrezzati di metal detector, facevano ricerche nell’area archeologica, dove è stata accertata la presenza di un insediamento archeologico che risale al III-IV secolo avanti Cristo. Al momento dell’arresto i due sono stati trovati in possesso di palle per fionde, frammenti di bronzo e monete. In seguito i militari hanno esteso le perquisizioni nelle abita¬zioni dei due fermati: nella casa di Zappino sono stati rinvenuti vari i reperti archeologici. Non è stato trovato nulla, invece, in casa di Braghò. «L’operazione odierna – evidenziano gli uomini dell’Arma – rappresenta un importante successo i nel più generale quadro di prevenzione e di contrasto all’illecita attività di scavo clandestino». Tra i beni recuperati figurano 24 frammenti in terra cotta; 85 reperti in bronzo; 136 monete in bronzo; 6 frammenti di monete; 14 piombini; 110 pietre di mosaico. Entrambi sono accusati di ricerca clandestina, impossessamento illecito di beni culturali e danneggiamento aggravato. Giuseppe Braghò, esperto dei bronzi di Riace, era arrivato a una conclusione choc: nella fase dal ritrovamento al recupero parte del materiale prezioso sarebbe stato perso. In particolare, lo studioso poneva l’accento sul fatto che la denuncia di ritrovamento parlasse di un gruppo di statue e, dunque, fosse possibile che non fossero solo due. Braghò chiedeva che fosse prestata maggiore attenzione per tutelare il patrimonio sommerso nel tratto di mare che aveva dato alla luce i Bronzi. All’argomento aveva dedicato due libri e un blog ancora visitabile su internet ed era riuscito a porre la questione al centro di alcuni servizi giornalistici e televisivi, cercando di coinvolgere esponenti della politica nazionale nel momento del loro incarico istituzionale come ministri: prima Rutelli e poi Bondi.