Terremoto dell’Aquila, sentenza choc: 6 anni ai “tecnici”

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Una sentenza pesantissima non tanto per l’entità della pena – comunque elevata – quanto per le ripercussioni che potrebbe avere e che già sta avendo sulla comunità scientifica. Di cui si fa portavoce il presidente del Senato Renato Schifani. «È una sentenza un pò strana e un pò imbarazzante. Chi sarà chiamato in futuro a coprire questi ruoli, si tirerà indietro». Ma non solo: l’intero processo non ha accertato né esaminato le responsabilità politiche, nazionali e locali, e il ruolo avuto da questi soggetti dopo la riunione della Commissione. Gli avvocati dei sette imputati lo hanno ripetuto più volte durante le udienze, sottolineando che responsabilità degli scienziati era quella e soltanto quella di fornire un quadro chiaro a chi poi doveva decidere e comunicare le decisioni alla popolazione. Lo sa anche l’accusa, visto che a chi gli chiedeva se ieri alla sbarra «mancasse qualcuno», il pm Fabio Picuti ha risposto così: «C’era chi abbiamo individuato».
In ogni caso, nel valutare le responsabilità degli scienziati il giudice – nonostante la concessione delle attenuanti generiche – è andato oltre quanto richiesto dal Pm, che nella requisitoria aveva chiesto una condanna a quattro anni, e ha disposto una provvisionale nei confronti delle parti civili di complessivi 7,8 milioni. Cosa lo abbia spinto a infliggere una pena più dura di quella chiesta, lo si saprà tra novanta giorni quando depositerà le motivazioni della sentenza. Ma è già evidente che il Tribunale ha condiviso le conclusioni della requisitoria del pubblico ministero, ribadite anche ieri nel corso delle repliche: ci fu, parole del pm Fabio Picuti, una «monumentale negligenza» che portò a un «difetto di analisi del rischio». Una valutazione, come scritto nel capo d’imputazione, «approssimativa, generica e inefficace», sia in relazione all’attività della commissione sia ai doveri di «di prevenzione e previsione», che ha portato gli scienziati a fornire, dopo la famosa riunione, «informazioni inprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica. vanificando le attività di tutela della popolazione».
Di tutt’altro avviso le difese, che hanno annunciato ricorso in appello parlato di «sentenza sbalorditiva». Mentre l’ex presidente dell’Ingv Enzo Boschi, che non era in aula, si è detto. «avvilito e disperato». «Pensavo di essere assolto – ha aggiunto – ancora non capisco di cosa sono accusato». Chi era invece presente, e lo è stato per tutte le udienze, è l’attuale presidente dell’Ispra De Bemardinis. E a lui che si è rivolto alla fine dell’udienza il pm per stringergli la mano. «Sono innocente, davanti a Dio e agli uomini – ha detto. Non c’erano le condizioni per fare scelte diverse, quelle erano le scelte che potevo fare e suggerire al capo Dipartimento» «Io avrei voluto evitare questi morti – ha aggiunto De Bernardinis – come avrei voluto evitare quelli del ’94 in Piemonte e quelli dell’Irpinia. Ma se saranno dimostfte le mie responsabilità in tutti i gradi di giudizio, le accetterò fino in fondo».
E fino in fondo vogliono andare anche i cittadini de L’Aquila visto che, come dice Ilaria Carosi, sorella di una delle 309 vittime, «è solo un primo passo, ma mi sembra che le cose vadano nel verso giusto». Quando alle 17 in punto il giudice Billi ha letto la sentenza, in piazza Duomo, luogo simbolo della città martoriata, è scoppiato un applauso. «Sei anni? Sò pochi, avrebbero meritato di più». (Gazzetta del Sud – M.gu)