TRASPORTI: “MO BAST!” Il Governo taglia i fondi per i trasporti locali, i treni diventano dei carri bestiame e Trenitalia aumenta gli utili con l’alta velocità.

La manovra correttiva varata dal Governo per garantire il raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2014 sta colpendo soprattutto i cittadini più deboli. Fra le altre cose, tale manovra prevede tagli ingenti alle risorse destinate al trasporto pubblico locale, e quindi ai pendolari. A Napoli, Roma, Milano, Terni ed in moltissime altre città la situazione è diventata insostenibile. I tagli dei treni regionali stanno colpendo i lavoratori e, naturalmente, i treni rimasti a disposizione sono dei veri e propri carri bestiame. Si rischiano scontri fra pendolari e ferrovieri, naturalmente da evitare. Il primo responsabile di questa situazione naturalmente è il Governo, quindi le Regioni, la stragrande maggioranza delle quali non investe una lira nel trasporto ferroviario, e poi Trenitalia che merita un discorso a parte. Questa compagnia privilegia i  treni ad alta velocità, attraverso i quali riesce a fare utili con tariffe che cominciano ad essere addirittura maggiori di quelle del trasporto aereo, e sta abbandonando a se stessi i treni dei pendolari e quelli a lunga percorrenza. E la situazione si aggrava sempre di più. Ogni giorno, quasi 2 milioni di persone sono costrette a prendere il treno per andare a lavorare. La maggioranza di queste viaggia su carrozze lente, sporche, superaffollate e senza aria condizionata. Federconsumatori denuncia da sempre questa situazione ed ora dice basta! Anzi, MO BAST! Facendo proprio il motto dei pendolari e della Federconsumatori di Napoli. A cominciare dalla Federconsumatori di Napoli stiamo avviando, ovunque si riscontrino riduzioni dei servizi nei trasporti ferroviari, manifestazioni insieme ai pendolari ed azioni inibitorie (ai sensi dell’art. 140 del Codice del Consumo) contro l’azienda responsabile del trasporto. Con tali azioni la Federconsumatori intima all’azienda ferroviaria di ripristinare i servizi aboliti e, ove entro 15 giorni non vi fosse una risposta positiva, si rivolgerà al giudice o al tribunale amministrativo nel caso la proprietà fosse pubblica, affinché ordini la cessazione del comportamento illegittimo ed il ripristino dei servizi aboliti.