Uccide la ragazza che amava

La strangola forse al termine di una lite. Poi si consegna alla polizia di Lamezia Terme

Alle 7 di ieri mattina si presenta in commissariato dicendo di aver “picchiato” ma non ucciso la donna con la quale aveva una relazione da circa un anno. Daniele Gatto, 30 anni, disoccupato, separato e padre di un figlio, avrebbe dovuto festeggiare la sua ragazza che proprio ieri compiva gli anni. Ma quel compleanno invece i due non lo hanno potuto festeggiare e non potranno farlo mai più. Gatto si è costituito confessando e indicando dove si trovava il corpo di Adelina Bruno, 27 anni, probabilmente prima strangolata e poi brutalmente colpita con ripetuti colpi di canna di legno appuntita in testa e sul volto. Su questo saranno decisivi i risultati degli esami sul cadavere ieri mattina dal medico legale Massimo Rizzo che oggi dovrebbe proseguire con l’esame autoptico su incarico del sostituto procuratore Luigi Maffia che coordina le indagini insieme al procuratore della Repubblica, Salvatore Vitello, i quali ieri hanno interrogato Gatto dopo che lo stesso era stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria non appena aveva confessato rendendo spontanee dichiarazioni al dirigente del commissariato di Lamezia Terme Antonio Borrelli. Al termine dell’interrogatorio condotto dai due magistrati e durato otto ore, è stato emesso il provvedimento di fermo nei confronti di Daniele Gatto che da ieri si trova nel carcere di Lamezia Terme con l’accusa di omicidio volontario, aggravato dai motivi abbietti e dal vilipendio di cadavere.

Un fermo emesso dopo la confessione anche perché pare che la versione dei fatti coinciderebbe con la dinamica del delitto ricostruita dagli investigatori della polizia.  La giovane vittima ieri mattina sarebbe stata trovata con segni sul collo, il volto pieno di sangue e la testa fracassata. Accanto al suo corpo una canna di legno ancora imbrattata di sangue. La canna è fra i reperti prelevati dalla scientifica del commissariato di Lamezia i cui agenti sono giunti sul luogo del delitto coordinati dal vice dirigente Lucia Cundari. La tragedia è avvenuta fra le 18 e le 20 di domenica scorsa quando i due erano usciti e si erano recati in un posto isolato a bordo dell’auto di lui, fra le campagne di via Felice Montesanti. I due avrebbero avuto una lite all’interno dell’auto – secondo la confessione di Gatto che nel corso dell’interrogatorio ha ripetutamente dichiarato di averla picchiata ma non per ucciderla – conclusasi con la tragica morte della ragazza, il cui corpo è stato trovato dalla polizia di Stato sotto un albero di ulivo e vicino a un casolare diroccato in questo posto a sud della città della Piana, luogo isolato e teatro della terribile tragedia che ha segnato il drammatico epilogo di una storia d’amore di cui la famiglia di lei non era convinta. E’ stato il padre della ragazza, tecnico elettronico, che già nella serata di domenica si era presentato in commissariato per denunciare il mancato rientro a casa della ragazza. Preoccupato anche perché la famiglia di lei appunto non vedeva di buon occhio questa relazione fra la loro figlia e un uomo con un matrimonio fallito e un figlio. Sul luogo della tragedia, infatti, ieri mattina uno zio della vittima ripeteva: “la madre l’aveva pregata domenica di non uscire con questo”.

Ieri mattina poi Daniele Gatto si è presentato in commissariato, accompagnato dal suo avvocato, Giulia Benincasa, per costituirsi e indicare alla polizia il luogo dove giaceva il corpo della ragazza, forse strangolata in auto e poi ripetutamente colpita fuori dal veicolo con la canna appuntita. Spinto probabilmente dal rimorso, è stato lo stesso giovane con il suo avvocato ad andare sul posto con la polizia per far ritrovare il corpo della giovane ragazza che per tutta la notte è rimasta in quel luogo isolato senza vita.

Uccisa dalle mani dell’uomo che amava, ma di cui forse si sarebbe stancata di continuare una relazione con un uomo separato e con un figlio. Una storia, insomma, probabilmente con troppi problemi e che forse sarebbe diventata pesante per la ragazza e magari difficile per lui fino a fargli perdere la ragione. Forse i due ieri pomeriggio nel loro ultimo, tragico incontro, si erano visti per chiarire qualcosa. Una delle ipotesi che avrebbe scatenato il raptus di follia di Gatto e che forse la ragazza gli avrebbe comunicato la fine della relazione iniziata un anno fa. Oppure una comunicazione improvvisa che Gatto non immaginava.

Questa, forse, la causa scatenante della lite culminata con la tragica e terribile morte della ragazza. Ma le ipotesi sulla causa della furia di Daniele Gatto (nipote di un sacerdote, impegnato saltuariamente come imbianchino e privo di precedenti penali) potrebbero essere altre. “Lo spirito del mio assistito è collaborativo, ha commentato in serata l’avvocato Giulia Benincasa, legale di Gatto, che lo ha assistito durante tutto l’interrogatorio, ci sono però ancora delle indagini in corso e la giustizia farà il suo corso”. Oggi, intanto, in Procura il conferimento dell’incarico al medico legale per l’autopsia.