“Un giorno ve ne pentirete” il monito di padre Fedele alle suore.

Si è ripresentato, a 24 ore distanza dalla sentenza che lo immortale come stupratore, in Tribunale e ha deposto un mazzo di fiori sulle scale del palazzo, in segno di lutto per “la morte della giustizia”. La stessa giustizia che lo ha condannato a nove anni e tre mesi di carcere. Fiore che il frate ha promesso di tornare a deporre ogni giorni. “Seguo il Vangelo: predicatelo sui tetti, io l’ho predicato con forza sui gradini del Tribunale di Cosenza, salito agli onori della cronaca perché ha ucciso la giustizia. Si è consumato il secondo massacro. Sono stato assassinato il 23 giugno 2006. Il 6 luglio 2011 mi hanno riesumato per buttarmi nella cloaca massima, però, fortunatamente respiro ancora ed anche dalla fogna farò sentire la possente voce per scuotere le coscienze e spronarle alla conversione. Al Tribunale urlo: ancora avete scritto una pagina dolorosa, intrisa di sangue! Il papa vi ammonisce: la giustizia civile non deve credersi onnipotente, senza limiti e senza doveri. Che squallore la presenza delle quattro suore e specialmente Tiziana, la generale, Gianna la provinciale, che sfoggiava la fluente ciocca di capelli che fuoriusciva vistosamente dal velo simile alla monca di Monza. Si sono presentate 10 minuti prima della lettura dell’ignobile verdetto. Che le ha chiamate? A loro rivogo ancora una volta il caloroso invito alla conversione. È sfacciata suor Tiziana quando mi invita ad aprire gli occhi sulla mia verità. A voi dure ripeto: non avete aiutato la vostra consorella ad uscire all’aperto. Un giorno, non lontano, ve ne pentirete, spero che questo giorno arrivi presto. Vi assicuro che la splendida ed intelligente città di Cosenza non solo ha riflettuto ma ha anche capito. Eccetto voi Cosenza conosce la verità e me lo dimostra ogni giorni: abbracci, carezze, telefonate, messaggi di stima e solidarietà su internet”.