Why Not: Antonio Saladino imputato principale dell’inchiesta. Da benefattore a condannato

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Nella composizione dell’accusa De Magistris fu aiutato dal consulente informatico Gioacchino Genchi e soprattutto dalle rivelazioni di Caterina Merante, che per diversi anni era stata una collaboratrice di Saladino. Si ipotizzò così che poteva esserci un collegamento illecito fra l’appoggio elettorale di Saladino, in grado di spostare migliaia di voti, e l’affidamento di alcuni appalti e commesse a società riconducibili al capo di Compagnia delle Opere. Il 18 giugno del 2007 il caso diventa pubblico, con un una serie di perquisizioni. Un mese dopo, il clamore sull’inchiesta diventa nazionale con la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del premier Romano Prodi. Sullo sfondo prendeva corpo l’ipotesi (poi archiviata) di una loggia massonica deviata, detta “loggia San Marino”. Ad Ottobre dello stesso anno, c’è una nuova svolta: dopo il presidente del Consiglio finisce fra gli indagati l’allora ministro della giustizia Celemente Mastella. Quest’ultimo aveva disposto l’invio degli ispettori ministeriali alla procura di Catanzaro, proprio per compiere accertamenti sull’operato di De Magistris.
Il contestuale coinvolgimento di Mastella nella vicenda giudiziaria, ha determinato il provvedimento di avocazione del fascicolo da parte della procura generale di Catanzaro, che toglieva l’inchiesta al pm che l’aveva avviata, motivando che poteva esserci un nesso fra l’iscrizione di Mastella e l’invio degli ispettori a Catanzaro. A De Magistris, subentrava un pool di magistrati. Ma i problemi nella conduzione del procedimento penale non finirono con l’estromissione di De Magistris. Tant’è che a distanza di un anno e mezzo, contrasti insorto fra le toghe del pool, causarono l’allontanamento dalle indgini del pm crotonese Pierpaolo Bruni.
Nel dicembre del 2008, pochi giorni dopo l’incredibile scontro con la procura di Salerno, si arriva alla chiusura delle indagini preliminari, con oltre cento indagati, compresi quelli provenienti dal filone investigativo aperto dalla procura di Paola, confluiti nel maxifascicolo. Poi c’è stata l’udienza preliminare, sempre fra polemiche e colpi di scena, con rinvii a giudizio, una sfilza di proscioglimenti e assoluzioni, e solo otto condanne al termine del rito abbreviato. Sentenza ieri riformata dai giudici d’Appello. (fonte IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA)