Why not, la Merante è attendibile

In otto punti la Cassazione motiva, la decisione con cui lo scorso mese di luglio ha demolito una parte sostanziale del proscioglimento disposto da Abigail Mellace, gup di Catanzaro nell’ambito del procedimento Why Not. Eugenio Facciola e Massimo Lia, sostitutti procuratori generali, avevano presentato ricorso ai supremi giudici in quanto non avevano condiviso alcuni segmenti della sentenza emessa al termine dell’udienza preliminare. I giudici della Cassazione hanno avvalorato l’attendibilità delle dichiarazioni della superteste Caterina Merante. Dichiarazioni che erano state sminuite dal gup Mellace. Adesso la posizione degli imputati Nicola Adamo, Franco Morelli, Dionisio Gallo, Ennio Morrone, Giancarlo Franzè e Aldo Cutro, dovrà essere rivalutata da un altro gup di Catanzaro, nel corso di una nuova udienza preliminare. Mellace, spiegando il suo verdetto, non evrebbe tenuto conto “che le stesse prove valutate in sentenza, possono portare ad una diversa soluzione in ordine al coinvolgimento degli imputati e soprattutto, appaiono in grado di essere supportate da ulteriori elementi nel corso dell’istruttoria dibattimentale”. Con questa frase gli avvocati difensori hanno capito che difficilmente riusciranno ad evitare il rinvo a giudizio dei loro assistiti, già sottoprocesso per altri capi di imputazione. La Suprema Corte si è poi soffermata sull’attendibilità della supertestimone del caso giudiziario, che ha contribuito alla caduta del governo Prodi. Invece, il gup Mellace aveva speso tante pagine della sua sentenza per spiegare come a suo avviso la superteste fosse inattendibile. La pronuncia della Cassazione riguarda direttamente solo sei degli imputati, ed indirettamente ed inevitabilmente andrà ad incidere sul processo d’Appello, in cui comparirà lo stesso Antonio Saladino, processato con rito abbreviato e condannato solo per reati minori, ma assolto dal giudice Mellace, dal reato associativo.