“Aldo Moro e l’Intelligence”: il libro di Mario Caligiuri a Trieste

TRIESTE – “Approfondire il tema di Aldo Moro e l’intelligence significa mettere in luce un aspetto fondamentale ma ancora poco studiato del politico democristiano, dimostrando che un vero uomo di Stato non può che essere un uomo di intelligence”. In questo modo Mario Caligiuri ha introdotto la presentazione del libro “Aldo Moro e l’intelligence. Il senso dello Stato e le responsabilità del potere”, che ha curato per i tipi della Rubbettino. La presentazione  si è svolta nello storico “Caffè San Marco” di Trieste, luogo di ritrovo di letterati, da Italo Svevo a Umberto Saba, da James Joyce a Claudio Magris. Introdotto dal padrone di casa Alexandros Delithanassis, il Direttore del Master in intelligence dell’Università della Calabria ha ricordato che “la figura di Aldo Moro è schiacciata sulla sua tragica fine, spesso dimenticando che è stato un protagonista assoluto della storia della Repubblica dal 1946 al 1977, un periodo in cui in Italia succede di tutto”. “Aldo Moro – ha proseguito – è sempre presente nelle fasi cruciali di quegli anni a tutelare la ragion di Stato: è segretario della DC nella fase di allargamento al Partito socialista e durante il governo Tambroni; è Presidente del Consiglio nel periodo del “Piano Solo”, dello scandalo dei fascicoli SIFAR, della trasformazione dal SIFAR al SID, dell’entrata ufficiale dell’Italia nella rete “Stay Behind”, degli accordi di Osimo per definire i confini con la Jugoslavia; è Ministro degli esteri all’avvio della strategia della tensione con lo scoppio della bomba di Piazza Fontana ed è fautore dell’accordo con i palestinesi per evitare attentati sul suolo nazionale; è Presidente del Consiglio Nazionale dello scudocrociato quando viene approvata la prima legge sui Servizi e nella delicatissima fase di apertura alla collaborazione con il Partito Comunista”. Caligiuri ha concluso il suo intervento dicendo che “In tutte queste vicende Aldo Moro sa richiedere e utilizzare le notizie dell’intelligence e dialogare con gli uomini che la praticano: da Giovanni De Lorenzo a Vito Miceli, da Enrico Mino a Stefano Giovannone. E proprio a  quest’ultimo fa più volte riferimento nelle lettere inviate durante la sua prigionia”. Lo studioso di intelligence ha poi risposto alle numerose domande del pubblico, nel quale tra gli altri erano presenti Gianni Torrenti, assessore alla Cultura della Regione Friuli-Venezia Giulia nella passata legislatura e Luca Mantovani, già portavoce del Ministro dell’Interno.