Lamezia, domani la presentazione del libro “Fai silenzio ca parrasti assai. Il potere delle parole contro la ‘ndrangheta” di Marisa Manzini

LAMEZIA TERME – Sabato 10 novembre (alle ore 18.00) al Chiostro Caffè Letterario di Lamezia Terme (Piazzetta San Domenico) sarà presentato “Fai silenzio ca parrasti assai. Il potere delle parole contro la ‘ndrangheta”, il libro di esordio di Marisa Manzini edito da Rubbettino.
L’incontro, presentato da Libreria Tavella e Chiostro Caffè Letterario, sarà arricchito dalla presenza e dalle parole di Salvatore Curcio, Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, e da Mara Martelli, giornalista del TGR Calabria.
Marisa Manzini è Procuratore Aggiunto della Repubblica di Cosenza, da sempre impegnata in prima linea nella lotta contro la criminalità organizzata e il titolo dell’opera è qualcosa in più che un semplice titolo, ma è frutto di esperienze dirette e personali. Fai silenzio ca parrasti assai, con la prefazione di Otello Lupacchini, Procuratore generale di Catanzaro, è un libro contro l’omertà e destinato a tutti i calabresi che non si arrendano.
Il ricavato delle vendite del libro sarà devoluto all’associazione Onlus Fervicredo, per i feriti e le vittime della criminalità e del dovere.

La trama del libro

La ‘ndrangheta è un “elemento costitutivo della società calabrese”; le famiglie di ‘ndrangheta sono cellule della società e, come tali, respirano la stessa aria. Sono cellule malate, però, che si nutrono della parte sana della collettività, dissanguandola. La forza della ‘ndrangheta sta nell’omertà, nella capacità di impedire che si parli della crudeltà e della prepotenza che la contraddistinguono. Il silenzio, a volte determinato dalla paura, altre volte dalla indifferenza o, ancora, dalla vicinanza, ne ha consentito diffusione e consolidamento anche al di fuori dei confini nazionali. È la forza della parola, il coraggio di denunciare, che potrà distruggerla. Le parole fanno paura, ecco perché un capo, Pantaleone Mancuso, atterrito, perde il controllo, nel corso di una udienza in cui è imputato e urla al suo Pubblico Ministero: «Fai silenzio, fai silenzio, fai silenzio ca parrasti assai, hai capito ca parrasti assai, fai silenzio ca parrasti assai.» Espressione dello stato d’animo di un boss che comprende che il muro che ha costruito per la protezione sua e della sua famiglia sta per essere infranto dal coraggio di chi usa la parola.