La civiltà e i suoi nemici. Il prossimo passo della storia di Lee Harris. RUBBETTINO EDITORE

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“Conoscere il nemico per conoscere se stessi”: questa è la massima che sembra ispirare Lee Harris, definito il“filosofo dell’11 settembre”, perché non edulcora lo scontro di civiltà, e non ha paura di chiamare il nemico col suo vero nome: l’islam radicale.
Persuaso che la sua ascesa sia speculare alla crisi di valori dell’Occidente edonista e post-illuminista, egli individua due grandi minacce alla nostra sopravvivenza: una esagerata fiducia nel potere della ragione e una profonda sottovalutazione del potere del fanatismo.
Condotta dal relativismo morale in un vicolo cieco, la civiltà occidentale non è più in grado di chiamare le cose col loro vero nome: e l’islam radicale è una rivolta contro la decadenza occidentale. «Questo fatto», egli scrive, «dovrebbe cambiare tutto riguardo al modo in cui vediamo il mondo.
E se il nostro nemico è fatto di uomini che non si fermano davanti a nulla, pronti a morire ed uccidere, allora dobbiamo trovare uomini che combattano al nostro fianco e siano disposti a fare lo stesso».

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