La collina del vento di Carmine Abate

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La collina del vento – Mondadori – pag. 261 – € 17,50 – e-book disponibile

Impetuoso, lieve, sconvolgente: è il vento che soffia senza requie sulle pendici del Rossarco, leggendaria, enigmatica altura a pochi chilometri dal mar Jonio. Il vento scuote gli olivi secolari e gli arbusti odorosi, ulula nel buio, canta di un antico segreto sepolto e fa danzare le foglie come ricordi dimenticati.
Proprio i ricordi condivisi sulla “collina del vento” costituiscono le radici profonde della famiglia Arcuri, che da generazioni considera il Rossarco non solo luogo sacro delle origini, ma anche simbolo di una terra vitale che non si arrende e tempio all’aria aperta di una dirittura etica forte quanto una fede_ Così, quando il celebre archeologo trentino Paolo Orsi sale sulla collina alla ricerca della mitica città di Krimisa e la campagna di scavi si tinge di giallo, gli Arcuri cominciano a scontrarsi con l’invidia violenta degli uomini, la prepotenza del latifondista locale e le intimidazioni mafiose. Testimone fin da bambino di questa straordinaria resistenza ai soprusi è Michelangelo Arcuri, che molti anni dopo diventerà il custode della collina e dei suoi inconfessabili segreti. Ma spetterà a Rino, il più giovane degli Arcuri, di onorare una promessa fatta al padre e ricostruire pezzo per pezzo un secolo di storia familiare che s’intreccia con la grande storia d’Italia, dal primo conflitto mondiale agli anni cupi del fascismo, dalla liberazione alla rinascita di un’intera nazione nel sogno di un benessere illusorio.
Carmine Abate dà vita a un romanzo dal ritmo serrato e dal linguaggio seducente, che parte da Alberto, il tenace patriarca, agli inizi del Novecento, passa per i suoi tre figli soldati nella Grande Guerra e per tutte le sue donne forti e sensuali, e giunge fino a Umberto Zanotti-Bianco, all’affascinante Torinèsia e all’ultimo degli Arcuri, uomo dei nostri giorni che sceglie di andare lontano. La collina del vento è la saga appassionata e coinvolgente, epica ed eroica di una famiglia che nessuna avversità riesce a piegare, che nessun vento potrà mai domare.

RECENSIONI

Fino a sei anni non parlava italiano, il primo libro lo ha scritto in tedesco ma oggi Carmine Abate, nato in Calabria da famiglia arbëresh (discendenti degli albanesi del Rinascimento) e trapiantato in Trentino dopo aver vissuto ad Amburgo, è uno dei nostri migliori scrittori: sconosciuto a chi segue solo grandi premi e classifiche ma ben noto ai lettori forti che sanno di poter aprire ogni suo nuovo romanzo senza delusioni. E non solo in Italia: “La festa del ritorno” è stato uno dei cinque libri italiani più venduti l’anno scorso negli Usa. È dal 1999, con “La moto di Scanderbeg”, che Abate costruisce un suo microcosmo che declina in modi sempre diversi personaggi sempre simili: uomini coraggiosi senza diventare eroi o, peggio, santini, donne sensuali e sicure di sé.
Lo stile è sempre controllato e scorrevole, i temi sono quelli tipici della letteratura meridionale – la povertà dignitosa, la mancanza di prospettive, la tentazione di mollare tutto e partire, la voglia di stringere i denti e restare. Ma sono temi che la cronaca di questi anni di crisi hanno reso d’attualità. E anche l’attaccamento alle tradizioni e la difesa della terra non sono solo acqua passata. Lo si vede bene nella “Collina del vento” (Mondadori, pp. 260, e 17,50), che racconta il Novecento di una famiglia calabrese: tre generazioni che passano dalla Prima guerra mondiale alle sfide del Duemila senza mai perdere il contatto con la terra. Vera protagonista è infatti la collina del Rossarco, sul mare di Punta Alice, che custodisce le tracce dell’antica Krimisa e rischia di essere coperta da pale eoliche dai prepotenti di oggi: che sotto la passione per l’energia verde nascondono la stessa avidità dei latifondisti di ieri.

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La trama e le recensioni di La collina del vento, romanzo di Carmine Abate edito da Mondadori. Impetuoso, lieve, sconvolgente: è il vento che soffia senza requie sulle pendici del Rossarco, leggendaria, enigmatica altura a pochi chilometri dal mar Jonio. Il vento scuote gli olivi secolari e gli arbusti odorosi, ulula nel buio, canta di un antico segreto sepolto e fa danzare le foglie come ricordi dimenticati. Proprio i ricordi condivisi sulla “collina del vento” costituiscono le radici profonde della famiglia Arcuri, che da generazioni considera il Rossarco non solo luogo sacro delle origini, ma anche simbolo di una terra vitale che non si arrende e tempio all’aria aperta di una dirittura etica forte quanto una fede. Così, quando il celebre archeologo trentino Paolo Orsi sale sulla collina alla ricerca della mitica città di Krimisa e la campagna di scavi si tinge di giallo, gli Arcuri cominciano a scontrarsi con l’invidia violenta degli uomini, la prepotenza del latifondista locale e le intimidazioni mafiose. Testimone fin da bambino di questa straordinaria resistenza ai soprusi è Michelangelo Arcuri, che molti anni dopo diventerà il custode della collina e dei suoi inconfessabili segreti. Ma spetterà a Rino, il più giovane degli Arcuri, di onorare una promessa fatta al padre e ricostruire pezzo per pezzo un secolo di storia familiare che s’intreccia con la grande storia d’Italia, dal primo conflitto mondiale agli anni cupi del fascismo, dalla liberazione alla rinascita di un’intera nazione nel sogno di un benessere illusorio. Carmine Abate dà vita a un romanzo dal ritmo serrato e dal linguaggio seducente, che parte da Alberto, il tenace patriarca, agli inizi del Novecento, passa per i suoi tre figli soldati nella Grande Guerra e per tutte le sue donne forti e sensuali, e giunge fino a Umberto Zanotti-Bianco, all’affascinante Torinèsia e all’ultimo degli Arcuri, uomo dei nostri giorni che sceglie di andare lontano. La collina del vento è la saga appassionata e coinvolgente, epica ed eroica di una famiglia che nessuna avversità riesce a piegare, che nessun vento potrà mai domare.


LEGGI UN ESTRATTO

Lo stavano pedinando da giorni, ma lui non se ne accorgeva, continuava a camminare svelto, la testa bassa, lo sguardo corrucciato. Cosa cercavo sulla collina? Ogni tanto si fermava, prendeva un taccuino dalla tasca della giacca e scriveva appoggiato al tronco di un ulivo. Poi spostava le lenti sulla punta del naso, alzava gli occhio spioni e forestieri della pagina e si faceva ombra con la mano aperta per vedere meglio in lontananza.
La collina aveva la forma allungata e sinuosa di una barca capovolta davanti al mare. Il colore dominante era il rosso porpora dei fiori di sulla. Tutt’intorno, alberi da frutto, cespugli di lentisco, alloro, ginestra, rosmarino e sambuco, una vigna, ulivi secolari e isolotti di fichi d’India sparsi qua e là, e un bosco di lecci che copriva il versante più nascosto come una mezza corona sbilenca.
Più che un’immagine reale doveva sembrargli un paesaggio mediterraneo incorniciato in un quadro di luce abbagliante, se non fosse stato per il profumo che liberava nell’aria. L’uomo lo annusava con voluttà, si capiva che gli piaceva, usciva dalla pelle e dal ventre della collina, gli pizzicava gradevolmente le narici come la fragranza del pane appena sfornato. Sorrise, la prima volta dopo giorni di camminate solitarie (………..)