Licenziare i Padreterni – Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo

LICENZIARE_I_PADRETERNI

LEGGI UN ESTRATTO:
«Il sangue fluiva a torrenti dalle arterie, ma queste vennero tosto legate con filo di seta. Per ultimo, si segò l’osso. Maroncelli non mise un grido. Quando vide che gli portavano via la gamba tagliata, le diede un’occhiata di compassione.»
Pare si siano amputati pezzi di corpo, certi politici, quando descrivono il proprio eroismo nel fare qualche taglio. E invocano la comprensione dei cittadini manco fossero Piero Maroncelli descritto da Silvio Pellico in Le mie prigioni il giorno della mutilazione. Quasi che anche loro come il patriota fossero tenuti a digiuno «se non con qualche mezza chicchera di brodo con tuorlo d’uovo sbattuto».
E invece neppure la leggina più oscena hanno tagliato. Neppure quella leggina ignobile che tutti giuravano che avrebbero cambiato. Non c’era dibattito in cui, appena il discorso cadeva lì, il politico di turno, dal più perbene al più chiacchierato, non arrossisse e giurasse: «Sì, certo, è vero, adesso quella leggina la cambiamo».
E invece è ancora lì, quella regoletta immonda contenuta nel Dpr del 22 dicembre 1986 n. 917. E continua a recitare che chi regala soldi a un partito politico ottiene sconti fiscali fino a 50 volte superiori a chi dona quegli stessi soldi a una organizzazione umanitaria.
Ricordate? Mettiamo che un cittadino regali 100.000 euro alla Città della Speranza, il cuore pulsante della lotta alla leucemia infantile donato dalla generosità di tanti privati al Policlinico di Padova: può detrarre dalle tasse 392 euro e 50 centesimi. Pari al 19% del tetto massimo di 2065,83. Mettiamo che lo stesso cittadino regali gli stessi soldi al Pdl di Silvio Berlusconi, all’Api di Francesco Rutelli, al Fli di Gianfranco Fini o al Pd di Pier Luigi Bersani: potrà detrarre, stavolta, 19.000 euro. Pari al 19% dell’intero importo, perché in questo caso il tetto massimo sale appunto di 50 volte fino a 103.291,38 euro.
Una sperequazione ributtante. Contro la quale, cavalcando l’ira popolare, Antonio Di Pietro e Gianni Alemanno presentarono insieme nell’autunno del 2007 un disegno di modifica per uniformare i due tipi di donazioni. Disegno accolto da applausi alle feste di partito e poi seppellito in un cassetto sotto uno strato di polvere. Nella primavera del 2010, esasperato, il dipietrista Antonio Borghesi tornò alla carica con un nuovo progetto di legge che mettesse ai regali fatti ai partiti lo stesso tetto di 2065,83 euro fissato per le organizzazioni umanitarie. (……..)

RECENSIONE:
La crisi infuria, l’euro vacilla, l’Italia è a rischio default. Urgono interventi, anche dolorosi, che la manovra correttiva del governo chiede a tutti i cittadini. Be’, non proprio a tutti: le misure che toccano le tasche dei politici vengono rinviate a un ipotetico futuro, e un golpe notturno elimina dalla manovra di Tremonti la norma che adegua le indennità dei parlamentari italiani a quelle, molto più basse, dei colleghi eur opei. Siamo davvero governati da una casta talmente abituata ai privilegi da non rendersi conto che il proprio comportamento mette a rischio non solo il decoro, ma anche la tenuta delle istituzioni. Questo libro è un’invettiva che mette i politici e la politica (nazionale e locale) di fronte alle proprie responsabilità. Come dice Barack Obama: “Se non ora quando?”.