“Matteo Messina Denaro, la mafia del camaleonte” di Fabrizio Feo. RUBBETTINO EDITORE

GAETANO RIINA, arrestato ieri dai carabinieri del Ros, non è mai stato una figura secondaria di Cosa Nostra, nonostante il fratello di Totò Riina ce l’abbia messa tutta per farlo credere e a dispetto di quanto, abbiano spesso pensato tribunali e anche osservatori attenti. De ruolo di Gaetano Riina e di aclune circostanze, dimenticate, poco per per nulla conosciute, si parla diffusamente nel libro “MATTEO MESSINA DENARO, LA MAFIA DEL CAMALEONTE” di Fabrizio Feo, edito per i tipi della Rubbettino Editore. Nel libro si ricorda – e si sottolinea quanto sia siggnificativa – la decisione di Gaetano Riina di trasferirsi a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, nella terra di Matteo Messina Denaro, considerata lo zoccolo duro di Cosa Nostra e quanto fosse emblematica nell’88 la scelta di colpire per la prima volta un magistrato giudicante uccidendo Alberto Giacomelli, presidente della sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Trapani. Una delle prime sentenze di applicazione della legge “Rognoni La Torre” era stata firmata proprio da Giacomelli e riguardava la villa Di Gaetano Riina a Mazara.
Per il delitto Giacomelli è stato condannato solo Totò Riina. Ma soprattutto in “MATTEO MESSINA DENARO, LA MAFIA DEL CAMALEONTE” Fabrizio Feo parla del ruolo svolto da Gaetano Riina con i fratelli Sfraga, marsalesi legati alla cosca di matteo Mesina Denaro, negli affari del settore ortofrutticolo su scala nazionale e quelli legati al controllo del mercato ortofrutticolo di Fondi. Circostanza emersa un anno fa dalle indagini della DIA di Roma coordinate dalla Procura Antimafia di Napoli. Dalle indagini su Gaetano Riina e sugli Sfraga emerge un pezzo importante dell’album di famiglia, in senso mafioso e imprenditoriale, di Matteo Messina Denaro.
C’è un episodio – racconta Fabrizio Feo – che secondo la DIA di Roma e i magistrati di Napoli – illustra bene il ruolo degli Sfraga e la rete dei rapporti fra le famiglie di cosa nostra e fra queste la ‘ndrangheta. La DIA – è scritto in “MATTEO MESSINA DENARO, LA MAFIA DEL CAMALEONE” – indaga da tempo sui Tripodo, famiglia di ‘ndrangheta coinvolta in molte attività economiche in provincia di Latina, oltre che nella vicenda dello scioglimento del comune di Fondi. Venazio, in particolare, è antagonista della Paganese all’itnerno del polo agroalimentare del Lazio. Ma è in buoni rapporti con gli Sfrata e con i Riina, tanto che negli anni ’70 il padre, Don Mico Tripodo, è stato testimone di nozze proprio di Totò. Quando c’è bisogno di convincere i Tripodo, arrabbiati e recalcitranti, a cedere il passo ai Casalesi a Fondi senza troppo clamore – è scritto nel libro – ci pensano due ambasciatori di tutto rispetto. Il 10 gennaio del 2008 Antonio Sfraga e Gaetano Riina partono da Trapani e vanno in Calabria. Gli investigatori del colonnello La Forgia e la DIA seguono passo dopo passo i loro spostamenti. I due siciliani si incontrano a Reggio Venanzio Tripodo….” Maria Rizzo