Troppa legislazione di Herbert Spencer. Con un saggio introduttivo di Enzo Di Nuoscio e Stefano Murgia. RUBBETTINO EDITORE

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Herbert Spencer (1820-1903), biologo, psicologo, sociologo e filosofo è stato uno dei più influenti intellettuali del Diciannovesimo secolo e uno dei principali teorici del liberalismo. È autore di un imponente “Sistema di filosofia sintetica”, attraverso cui ha indagato i vari aspetti dell’evoluzione biologica e di quella culturale. Tra le sue opere più importanti: Social Statics (1851), The Principles of Psychology, (1855), The Principles of Biology (1867); Principi primi (1867), Milano, 1915; Introduzione alla scienza sociale (1880), Milano, 1911; L’individuo contro lo Stato (1884), Roma, 1989; Principi di sociologia (1882-1896), Torino, 1967; The Principles of Ethics (1881-1893). Con la passione dell’arringa e il timbro dell’invettiva questo suo pamphlet, scritto nel 1853, è una durissima requisitoria contro quella dilagante convinzione che vedeva nell’intervento del legislatore democraticamente eletto il rimedio a ogni male sociale. Mentre i regimi liberali si stavano affermando in Europa, Spencer individua una nuova minaccia per le libertà individuali che proveniva dall’interno stesso delle nascenti democrazie: lo “strapotere dei parlamenti”. Da liberale, il filosofo inglese denuncia la presunzione razionalistica del “legislatore democratico” che, animato da buone intenzioni, produce una legislazione talmente capillare da inaridire la fonte del progresso sociale: le libere azioni individuali. Spencer rivolge agli uomini politici un vibrante e attualissimo invito a scegliere l’“etica della responsabilità”, ad abbandonare le ideologie, a documentarsi prima di decidere, nonché a riconoscere la loro “ignoranza” e a limitare l’istinto pianificatore, in modo da ridurre al minimo gli “effetti perversi” delle loro decisioni.

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