Banca del Mezzogiorno: Mito o fallimento?

Dubbi, non pochi, sul fatto che l’istituenda possa rappresentare la soluzione al passo, tutto tranne che spedito,  con cui il Sud procede verso una riappropriazione della propria identità non solo in termini di autonomia finanziaria.

Così, almeno, hanno inteso pronunciarsi i partecipanti al convegno dal tema “Il credito al Sud verso la Banca del Mezzogiorno” organizzato a Capaccio lo scorso 8 giugno dalla Cooperativo di Aquara.

Un ritorno sul luogo del delitto per l’, presieduto da Luigi Scorziello e diretto da Antonio Marino, che già lo scorso anno in un forum a Roccadaspide aveva fatto emergere le lacune del progetto promosso dal Governo in carica.

«Di certo non si può immaginare di governare e di favorire la crescita futura del Sud – ha sottolineato nel suo intervento Antonio Marino –  attraverso una Banca che del Mezzogiorno, ad oggi, porta solo il nome, decretando, di fatto, il ridimensionamento della virtuosa esperienza del credito locale».

Sulla stessa scia si è espresso  Antonio Lopes, docente di presso l’ 2 : «L’innegabile divario economico esistente tra Nord e Sud non può essere colmato da una progettualità ancora tutta da verificare sul campo, al di là della bontà o meno della costituzione di una Banca delSud è utile interrogarsi sul perchè realtà del credito preesistenti sui territori del , quali Banco di Napoli, Banco di Sicilia e Banco di Sardegna, abbiano dovuto cedere il passo ad altri istituti creditizi fino al definitivo azzeramento. Ora si ricomincia con ladivisione sul territorio nazionale, eppure l’opportunità di ottenere credito non dovrebbe essere marcata da particolari delimitazioni territoriali».

Pone attenzione ad un più ampio orizzonte Salvatore Carrubba, direttore editoriale del mensile “il Sud”: «La lunga ha ulteriormente complicato i rapporti tra banche e imprese. Nel mezzogiorno, queste difficoltà rischiano di compromettere ulteriormente le prospettive di sviluppo di tutta l’area. Ma le recriminazioni generiche non servono. Il Governo nazionale ora attribuisce nuovo rilievo al tema del credito nel Sud, coltivando tuttavia disegni che suscitano perplessità e preoccupazioni. Al meglio dare credito al Sud significa scommettere su un’economia sana e trasparente, che crede nell’impresa e scommette sull’innovazione. E’ interesse di tutti creare le condizioni perchè si realizzi».

A lasciare intravedere limitati squarci di luce, il coinvolgimento di Poste Italiane nella realizzazione del progetto Banca del Mezzogiorno.

«Sarebbe più utile che le Poste svolgano il loro ruolo originario piuttosto che altri, le disfunzioni del sistema postale sono quotidianamente denunciate dai cittadini. – analizza Antonio Marino – Se si pensa all’utilizzo degli  sportelli postali per la Banca del Mezzogiorno credo che la partenza possa essere perlomeno rallentata. In realtà ai cittadini del Sud ed agli imprenditori che operano su questo territorio occorrono istituti di credito in grado di saper ascoltare ed addetti capaci di intercettare la bontà di un progetto. Pure in presenza di possibili rischi. E’ una assunzione di responsabilità che va invocata per evitare che si cambi per nulla far mutare».

Nel corso del confronto non solo i relatori hanno sottolineato la necessità di evitare che la istituzione della Banca del Mezzogiorno passi attraverso la costituzione di un organismo di  fatto estraneo al sentire di chi opera per lo sviluppo non solo economico delle comunità a sud di .