Bankitalia: Marcegaglia, con Visco garantita indipendenza

La nomina del nuovo governatore ‘una sorpresa’ per Financial Times e Wall Street Journal

“Siamo soddisfatti”, dice la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, della designazione di Ignazio Visco alla guida della Banca d’Italia. Soddisfatti, spiega, “perché è una persona di grande professionalità, è una persona interna a Bankitalia, quindi certamente in grado di garantire l’autonomia e l’indipendenza che noi abbiamo sempre visto come valori fondamentali”.

Silvio Berlusconi spariglia le carte salendo al Colle con la proposta di Ignazio Visco per Banca d’Italia. Sceglie una soluzione di compromesso, dopo il monito del Quirinale sulla necessità di evitare rischiose “divisioni” su Via Nazionale. E Lorenzo Bini Smaghi, indicato ieri dal Cavaliere al presidente della Repubblica, avrebbe potuto creare queste pericolose spaccature non solo nella maggioranza ma anche con il board di Palazzo Koch. Ecco quindi uscire dal cilindro Il vice direttore generale: non era il candidato di nessuno e proprio per questo alla fine é quello che poteva raccogliere maggiori consensi. Una mediazione che, si racconta, ha visto il ruolo decisivo di Giorgio Napolitano da un lato e di Gianni Letta dall’altro.

Con Giulio Tremonti e Umberto Bossi che alla fine capitolano dopo un lungo braccio di ferro: uscendo dall’ultimo decisivo vertice di questo pomeriggio a Palazzo Chigi con una soluzione che non li soddisfa. Ma che in fondo ritengono ‘meno peggio’ di altre. La candidatura di Visco nasce ieri, proprio al Quirinale, quando il capo dello Stato fa chiaramente capire al presidente del Consiglio che serve una soluzione il più possibile condivisa, che salvaguardi l’indipendenza di via Nazionale e che sia dunque libera da condizionamenti interni o esterni. Un modo per dire che Lorenzo Bini Smaghi, la cui scelta avrebbe eliminato il problema della presenza di due italiani nel board della Bce, non sarebbe stata quella giusta. Così come non lo era quella di Vittorio Grilli, dg del Tesoro sponsorizzato da Giulio Tremonti. E così Berlusconi si è trovato stretto fra due fuochi: ecco perché nel vertice di maggioranza a palazzo Chigi, dedicato principalmente al decreto sviluppo, ha fatto capire che serviva un quarto nome: non possiamo arroccarci nel dualismo fra Grilli e Saccomanni, ha detto il Cavaliere, né rischiare di proporre Bini Smaghi che non piace a Bankitalia e nemmeno al Colle.

Da qui la soluzione di Visco, l’unico nome senza sponsorizzazioni e che proprio per questo immune da veti incrociati. L’attuale vicedirettore generale non era il candidato preferito di Giulio Tremonti che puntava ancora su Grilli. Come si coglie dal malumore di Umberto Bossi, che ricorda come il candidato ideale fosse un altro (il dg del Tesoro, appunto) e che nella scelta è stato decisivo il capo dello Stato. Stessa tesi sostenuta in ambienti vicini al ministro dell’Economia, secondo i quali Berlusconi è salito al Colle senza un nome in tasca. Un modo per dire che la candidatura è stata ‘suggerita’ dal Quirinale, non dal premier. Circostanza smentita, sia pur ufficiosamente, sia da fonti del Colle che di palazzo Chigi che sostengono come il Cavaliere abbia varcato lo studio del capo dello Stato con un unico nome in tasca: quello appunto di Visco. Segnali che indicano come al Tesoro, nonostante ci si sia affrettati a sottolineare “l’ottimo rapporto” con il prossimo governatore, quel nome lasci un po’ di amaro in bocca. Anche se nel governo c’é chi giura che sul vicedirettore generale c’era il placet anche del ministro dell’Economia e che decisivo è stato il faccia a faccia avuto con il premier nel cortile di palazzo Grazioli, poco prima che Berlusconi salisse al Quirinale.

Ma anche se non era il suo candidato ideale, Tremonti può consolarsi pensando che neanche il ‘cavallo’ di Mario Draghi (Fabrizio Saccomanni) ce l’ha fatta. Certamente soddisfatto, invece, deve essere il Quirinale. Non solo perché Visco rappresenta una scelta interna a palazzo Koch che garantisce l’indipendenza dalla politica, ma anche perché finalmente la questione è stata risolta con un nome condiviso e di alto profilo. Ora però dal Colle ci si attende che tutte le procedure vadano a buon fine. Sciolto questo nodo, Berlusconi dovrà tuttavia affrontare in tutta fretta l’altro problema che rischia di aprirgli un nuovo, pericoloso fronte internazionale: quello cioé delle dimissioni di Bini Smaghi. Il Cavaliere si attende che l’economista fiorentino rispetti gli impegni e lasci il suo posto a Francoforte, consentendo così alla Francia di riprendersi una poltrona nel board della Bce. Ma non è detto che ciò avvenga. O perlomeno non nei tempio brevi necessari ad evitare che Nicolas Sarkozy ponga la questione sul tavolo del vertice di Bruxelles. E c’é già chi parla dell’offerta di un posto all’Antitrust da parte di Berlusconi per convincerlo a mollare. Ma la partita con Tremonti non finisce qui. Oggi, dal vertice di palazzo Chigi sullo sviluppo, nonostante la lettera-appello firmata da decine di ministri e dirigenti del Pdl, è uscita una nuova fumata nera: “Per ora il provvedimento resta a costo zero come vuole Tremonti”, spiega infatti sconsolato un ministro che ha partecipato al vertice.