Tremonti: “servono 80 miliardi di euro per riforma fisco”

Alla giornata della Cisl, ospite un Giulio , che ha molto da dire agli italiani e che assicura di avere già in mente le mosse da adottare per ridare smalto al Paese. Servono però fondi, che altrimenti rendono gravoso l’assunzione di decisioni importanti in grado di cambiare marcia.

E’ la a tener banco. Il  ministro delle Finanze italiano conferma che renderà noti i provvedimenti prima del 18 maggio: “voglio fare la riforma fiscale e ho le idee assolutamente chiare, da almeno un anno. Ne ho una ottima, non è un problema di posizione personale, il problema è dove trovare i meccanismi finanziari. Potrei dire: datemi 80 miliardi, ma è una cifra forse eccessiva. Io ho le idee assolutamente chiare su cosa è giusto per il fisco, su quali aliquota intervenire, ma non si può andare al bar e dire ‘da bere per tutti’, e poi chi paga? Voi. Io sono tentato di dire, vi faccio la riforma e voi mi trovate 80 miliardi”.

Contrariamente a quanto supposto negli ultimi giorni dagli addetti ai lavori, l’idea sarebbe quella di non toccare l’, e di agire sulle rendite finanziarie confermando una dura lotta all’evasione: “in tempi e con andamenti diversi  si può prendere in considerazione un aumento, ma in questo momento è difficile perché si potrebbe innescare una tendenza all’aumento dei prezzi”. Invece, secondo il ministro, l’ può ancora dare molto perché  è un enorme serbatoio e si è visto dai 35 miliardi recuperati, che hanno consentito di mettere in sicurezza il sistema dell’assistenza e della previdenza sociale. Per quanto riguarda le rendite finanziarie, invece, Tremonti ha detto che “si può fare un ragionamento, ma non sono disposto a tassare il risparmio delle famiglie”.

Alla fine del discorso arriva un importante elogio, quello del segretario della Cisl Bonanni: “Tremonti ha avuto coraggio, l’anno scorso prima di fare manovre che dovevano indicare strade molto complicate per gli italiani, ha ascoltato non solo la voce del sindacato che si prende le proprie responsabilità, non ha tagliato il welfare, ma soprattutto ha recuperato i 35 miliardi di evasione fiscale per effetto del redditometro e delle fatturazioni elettroniche che ha avuto coraggio di mettere in piedi. E’ andato controcorrente e secondo corrente che i sindacati hanno voluto indicare”.