Ottobre 20, 2021

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I colombiani non mollano Doque – Juventud Rebelde

Bogotà, 28 settembre. Migliaia di colombiani sono scesi di nuovo in piazza questo martedì per respingere l’agenda neoliberista del presidente Ivan Duque e per fare pressione sul dibattito al Congresso su 10 progetti di legge presentati dalla Commissione nazionale per la disoccupazione.

Quel caso, che ha emesso la decisione di sospendere temporaneamente lo sciopero dal 28 aprile al 15 giugno, ha lasciato aperta la possibilità di indire nuove manifestazioni come quella di martedì, che proponeva anche di respingere la corruzione.

Il capo dell’Unità centrale di Trabajadores (CUT) e portavoce della commissione, Francisco Maltese, ha osservato che le manifestazioni di oggi, che si sono svolte con lo slogan “Per la pace, la vita e la democrazia”, ​​contro l’accordo Duque, avevano lo scopo di attirare l’attenzione ., che presiede il 27 luglio, secondo quanto riportato da Telesur.

Decine di progetti legislativi sono legati al documento di richiesta avanzato dal comitato durante i negoziati falliti promossi dall’esecutivo, e mira a beneficiare oltre 30 milioni di cittadini colpiti dall’epidemia e dalla crisi economica derivante dalla sua afflizione.

I progetti di legge sono stati presentati il ​​27 luglio e hanno avuto il sostegno di 50 membri del Congresso.

Per coincidenza, il senatore democratico polacco Ivan Cepeda, accompagnato da rappresentanti delle organizzazioni per i diritti umani, ha annunciato di aver presentato una lettera alla Corte penale internazionale (ICC), denunciando il ritardo delle istituzioni colombiane nell’indagare e nel chiarire i crimini. commessi contro la popolazione civile durante lo sciopero nazionale, periodo in cui è stato confermato che più di 80 persone sono state uccise a causa della repressione, senza contare i feriti, gli scomparsi e i maltrattati.

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Si tratta, ha spiegato il deputato, della terza lettera inviata all’Ufficio della Procura della Corte penale internazionale per segnalare che “i crimini commessi nell’ambito delle proteste sono in completa impunità, mentre vittime, testimoni e leader sono perseguitati e minacciati”.

Il gruppo di denuncianti ha indicato di avere in agenda un totale di 3.945 vittime di crimini contro l’umanità, di cui 1.088 si sono dichiarate da giugno ad oggi.

“La giustizia penale militare sta conducendo 52 indagini nonostante si tratti di violazioni dei diritti umani. Il pm indaga solo su 29 omicidi su 87. Dirige le indagini contro autori marginali o di basso livello, sebbene vi siano indizi di presunte responsabilità di capi gerarchici”.

Il documento afferma che per il conglomerato, l’ufficio del pubblico ministero ha deciso di indagare solo sui colpevoli materiali, lasciandosi alle spalle i capi gerarchici. Tra questi vi sono omicidi, violenze sessuali e reclusione, i fatti per i denuncianti possono essere attribuiti “all’ex presidente Alvaro Uribe Velez; al presidente Ivan Duque Marquez; al ministro della Difesa Diego Molano; al comandante dell’esercito, Eduardo Enrique Zapatero Altamiranda e al Direttore della Polizia, Generale Jorge Luis Vargas” .