Ottobre 3, 2022

Lamezia in strada

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Non è (ancora) l’Italia.

I sondaggi suggeriscono che entrambi i partiti torneranno a una versione più mite della Spagna durante le prossime elezioni, ponendo fine a sette anni di politica italiana in Celtiberia.

Noi Uniti a sinistra possiamo, o Cittadini o Volks a destra non siamo ancora riusciti a spiazzare i due maggiori partiti. Un’altra cosa è che quando i loro anziani non sono sufficienti per la maggioranza assoluta, affittano i loro voti in cambio di vicepresidenti e ministeri a buon mercato. Questo riduce l’ambivalenza.

In effetti, il turnismo al potere non è mai scomparso. I presidenti della democrazia del 1978, senza eccezioni per il PSOE, il PP o l’effimero UCD, la dettavano alternativamente come se fosse una nazione europea radicale.

Alla dominazione franchista seguì la Restaurazione borbonica, che sembra essersi ispirata all’Ottocento, quando Alfonso XII diede alla sua futura vedova e reggente questo sciocco consiglio: “Cristinida, tieni il sedere, lo sai: vai sempre. Canovas a Sacasta e canovas da Sacasta”.

Se allora i conservatori di Canovas ei liberali di Sagasta condividevano il potere attraverso un patto alternativo, ora sono i conservatori ei socialdemocratici a conformarsi al modello bipartitico. Fino alla crisi economica del 2008 la sua stabilità è stata certificata da pochi presidenti – solo sette – in più di quarant’anni in Spagna.

Questo non ha nulla a che vedere con la situazione in Italia, che ha vissuto – o subito – una ventina di primi ministri da una mezza dozzina di partiti nello stesso periodo; È vero che alcuni di loro si sono ripetuti in diverse assemblee.

Invece di due partiti in senso stretto, quello che accadde in Italia furono decenni di quasi completo dominio della democrazia cristiana, raramente sostituita da un governo socialista o democratico. A partire dagli anni ’90, è iniziata la demolizione dei partiti tradizionali che sono scomparsi dalle scene, lasciando il posto a un pot-pourri di feste di nuova concezione con caratteristiche spesso eccentriche.

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L’insalata parlamentare italiana comprende prodotti che evocano rivalità calcistiche – una delle quali si chiama Forza Italia e l’altra chiamata direttamente La Liga – o birra, come il movimento 5 Stelle fondato dal comico Pepe Grillo.

Non abbiamo raggiunto la Spagna, non a caso, il paese dove è stata inventata la Commedia Dell’Arte. Entrambi i partiti noiosi furono interrotti da un partito ormai morente, i Ciudadanos; Poi, l’apparizione di Podemos, seguito da Vox.

A differenza della vivace Italia, non è riuscita a respingere le tradizionali rivalità dal campo. Sia il populismo di sinistra che quello di destra lavorano qui sotto l’effetto gas: crescono rapidamente, ma prima o poi ristagnano e lentamente perdono il sostegno degli elettori.

Ora che le dimissioni di Mario Draghi hanno trasformato l’Italia in un problema per l’UE, gli elettori spagnoli tornano a volgere lo sguardo ai partiti a vita, rassegnati a un male noto.

È un bene che abbiano già visto il buono a sapersi e non abbiano notato molta differenza. O, del resto, preferiscono seguire i tedeschi, gli inglesi ei portoghesi che gli italiani. Chi lo sa.