Febbraio 8, 2023

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Più di una dozzina di stazioni di polizia cinesi in Italia hanno attirato l’attenzione


  • L’allarme è balzato alla stampa diversi mesi fa, e ora l’ONG Safeguard Defenders ne avverte l’uso non ufficiale.


  • Pensato per velocizzare le procedure burocratiche per i cittadini cinesi all’estero, servirà invece a frenare il dissenso.

Ci sono fino a 11 commissariati cinesi in tutta Italia, distribuiti tra Roma, Milano, Bolzano, Venezia, Firenze e Prato. Quest’ultima è una città nota per la sua comunità cinese che può raggiungere le 30mila persone. In totale, l’Italia ha circa 330.000 cittadini cinesi, secondo i dati Istat del 2021. Una società che controlla i suoi concittadini attraverso una serie di stazioni di polizia non ufficiali, o almeno non tutte registrate, passa inosservata al suo governo.. L’informazione, pubblicata da mesi dalla stampa italiana ma che ora viene presentata come un fenomeno globale, è stata denunciata dall’ong spagnola Safeguard Defenders. Monitora i diritti umani nei paesi asiatici. Si parla specificamente di circa 100 stazioni di polizia in tutto il mondo come Canada, Germania, Serbia, Croazia, Romania.

In precedenza le informazioni ufficiali della Ong parlavano di 54 commissariati, ora il numero supera il centinaio, dove è indicato proprio questo fatto rivelatore: L’Italia ha il maggior numero di uffici di polizia. Safeguard Defenders spiega che alcune aperture sono state rese pubbliche per l’Italia dal 2015 e dal 2016.. Successivamente, altri sono stati aperti in modo informale, senza autorizzazione. Stazioni di polizia aperte a scopo amministrativo Con procedure burocratiche efficientissime per i cittadini cinesi all’estero, sarebbero diventati il ​​punto di controllo e sorveglianza del gigante asiatico in tutto il mondo. Una pressione speciale dovrebbe essere esercitata sui cittadini alternativi. Alcuni media italiani, come L’Expresso, indicano procedure di estradizione non ufficiali a cui sono stati costretti alcuni cittadini. Tornare in Cina e lasciare l’Italia, poi sono irreperibili, spiegava lo stesso rapporto.

In altri Paesi sono iniziate le indagini su questo tipo di questura, ma il Viminale italiano ha insistito a settembre, sempre sotto il governo Draghi, Nonostante gli uffici intercettati “non destano preoccupazione”, come spiega l’Ong, questo è il Paese con questo tipo di centri. Caratteristica, non è stata istituita un’indagine formale, che mette in evidenza il rapporto della guardia giurata dall’Italia che dovrebbe essere curato in altro modo, ha detto, i dati forniti.

Rapporti tra Cina e Italia

In ambito legale, nel 2015 è stato siglato un accordo per consentire alla polizia cinese di pattugliare le città italiane, sempre nell’ambito dell’assistenza ai turisti e ai cittadini cinesi nel Paese europeo. Contratto interrotto nel 2020 causa Covid. In campo economico, come spiega Lorenzo Termain, esperto di scienze politiche e specialista in Cina, il momento migliore nei rapporti tra i due Paesi è stato con il governo Conte I, che il M5S ha formato con la Lega Salvini. Dagli affari agli affari accademici e alla stampa. Nel successivo governo Conte II, con il Pd, crollò il boom economico tra i due Paesi, soprattutto per la linea netta più vicina all’atlantista e agli Stati Uniti. Lo stesso è avvenuto con Draghi, dove questi rapporti hanno toccato i minimi storici. Passando ai rapporti più stretti, è importante sottolineare l’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il premier Maloney al recente G20 di Bali. Lì si fece più forte la necessità di migliorare le relazioni economiche ei mercati tra i due paesi. In passato, l’attuale primo ministro ha criticato la Cina in diverse occasioni, ma ora Vi si accosta da un ruolo istituzionale, simile a quanto sta avvenendo con l’Unione Europea, ma non rinuncia alla fedeltà agli Stati Uniti, che pesa più del suo riavvicinamento alla Cina.

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