Affondo di Napolitano: “il popolo padano non esiste”

Il popolo padano non esiste, il messaggio e’ chiaro“. Lo ha detto il capo dello Stato Giorgio Napolitano nel corso di un incontro con gli studenti e i docenti della facolta’ di giurisprudenza dell’ateneo di Napoli, storicamente uno dei più antichi e prestigiosi d’Italia.

NAPOLITANO: NECESSARIA NUOVA LEGGE ELETTORALE Il capo dello Stato ha portato il suo affondo con un riferimento storico: “Nel ’43-’44 l’appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esito’ a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile“. Napolitano ha quindi sottolineato che sul tema della secessione “si levano le grida da alcuni parti, fra lo sventolio di bandiere“. E ha ricordato che “l’articolo 1 della Costituzione dice si’ che la sovranita’ appartiene al popolo, ma poi ci si dimentica della virgola successiva“. Vale a dire al fatto che quello stesso articolo prosegue: “Che l’esercita nei limiti della Costituzione“. Quindi “non c’e’ spazio per una via democratica alla secessione nella Costituzione e nelle leggi“.

CHI ERA FINOCCHIARO APRILE Messaggio chiaro, il secondo in pochi giorni che dal Quirinale viene spedito all’Umberto Bossi che dal prato di Pontida evoca la secessione come risposta del Nord alla crisi che investe tutta l’Italia. “Cerco di capire da dove nascano queste grida“, dice Napolitano, seduto comodo sulla poltroncina messagli a disposizione dall’ateneo dove si laureo’ tanti anni fa. Ci sono stati si’ dei progetti di legge, delle iniziative, “ma uno dei pochi buoni segni dei tempi e’ che certi progetti non sono stati riproposti“. Al contrario, nel 2006 furono abbandonati i progetti teorizzati da Gianfranco Miglio e fu “scelta la strada del cosiddetto federalismo fiscale“. Questo dovrebbe essere considerato “solo uno spicchio dell’evoluzione federale“. La cosa e’ senz’altro “positiva”, ma ora sembra che qualcuno si dimentichi che “l’articolo 5 della Costituzione recita: ‘La repubblica, una e indivisibile, riconosce e valorizza le autonomie locali’“. E’ un ragionamento che gli ultimi capi di Stato, da Scalfaro a Ciampi, si sono trovati a dover fare in momenti diversi della storia nazionale. In piena coerenza con loro, oggi Napolitano ricorda che “quella non era una innovazione semantica poco ponderata“. Frutto magari dell’entusiasmo dei padri costituenti. Al contrario. Certo, oggi “e’ tutto lecito, discutere del federalismo e della rappresentanza delle autonomie“. Ma sia chiaro: “Quando dalle grida, dalle chiacchiere, dallo sventolio di bandiere si passasse ad atti preparatori di qualcosa che si chiamasse secessione, ovviamente tutto cambierebbe“.