Agricoltura, Russo (Cisl) e Sapia (Fai Cisl) lanciano l’iniziativa “Lavoratori agricoli immigrati fuori dal ghetto”

Lamezia Terme – Garantire un sistema di accoglienza che rispetti maggiormente la dignità umana e i diritti universalmente riconosciuti ai tanti migranti attualmente presenti in Calabria. A partire dai lavoratori già impegnati nelle campagne agricole a livello regionale.
Ed evitare inoltre che questa situazione possa sfuggire di mano con conseguenze pesanti anche sul piano dell’ordine pubblico.
Con questo obiettivo la Cisl Calabria e la Fai Cisl Regionale rilanciano il progetto territoriale ‘Lavoratori agricoli immigrati fuori dal ghetto’ ed invitano la Regione Calabria ad avviare un tavolo regionale, coinvolgendo tutti gli attori interessati, per discuterne l’attuazione e per affrontare con un nuovo approccio il fenomeno dell’emergenza abitativa scatenata dall’arrivo negli anni di migliaia di persone sul suolo calabrese. Attualmente, stando ai dati del ministero dell’Interno, circa 6.420 migranti – pari al 4% dell’intera massa di persone presenti in Italia – sono ospitati negli Hotspot, nei Centri di accoglienza e negli Sprar della regione. Spesso però in condizioni disumane.
La tendopoli di San Ferdinando non è che uno degli esempi più eclatanti.
Ma non l’unico. Da qui la proposta del progetto che mira alla realizzazione di siti abitativi ‘Green Economy and Immigration’ per i lavoratori agricoli dell’intera piana di Gioia Tauro.
Un progetto però ripetibile in altre aree della regione.
“In Calabria ci sono tante San Ferdinando – sostengono Tonino Russo e Michele Sapia, rispettivamente segretario della Usr Cisl Calabria e della Fai Cisl Calabria -.
È necessario per questo un nuovo approccio tra le parti interessate per il bene dell’intera comunità calabrese sostenendo anche l’importante strumento della Bilateralità e del confronto”.
Secondo i due esponenti sindacali, “i disagi odierni, sono sotto gli occhi di tutti” e per questo “il territorio calabrese ha bisogno di più confronto e non di divisioni e polemiche, specie in temi delicati che riguardano persone, vite umane, lavoro e dignità”.
“Dobbiamo ripartire da questa idea progettuale – sottolineano Russo e Sapia – e farlo in tempi contenuti”. “Un progetto da valutare, rilanciare e considerare per tutto il territorio calabrese – aggiungono – per superare ataviche criticità, un nuovo modo di fare welfare sociale coniugando tutela ambientale, lavoro di qualità e prodotti di qualità”.
Da qui l’appello rivolto alla Regione a sostenere “progetti di qualità come questo, una idea progettuale che potrebbe essere finanziato da fondi comunitari e risorse del Psr”.
“Ribadiamo – sottolineano i due esponenti sindacali – che non serve smantellare barraccopoli e tendopoli per creare altre realtà similari senza servizi e utenze minime, per non dire delle precarie condizioni igieniche sanitarie, correlate al cibo e relativa alimentazione.
Ma è necessario dare dignità al lavoro e ai tanti lavoratori sia italiani che extra comunitari e comunitari che subiscono ingiustizie e abusi rimanendo in quella sorta di aree ‘fantasma’”.

“ Inoltre oltre alla realizzazione di veri alloggi eco-sostenibili per i braccianti agricoli stagionali – rilanciano – si può pensare a riutilizzare quelle abitazioni abbandonate nelle aree rurali e anche nei centri storici, tramite le norme vigenti, agevolazioni fiscali e avviando ulteriori progetti e azioni coinvolgendo i tanti comuni calabresi che soffrono il fenomeno dello spopolamento e dell’abbandono. Insieme sostenere e concretizzare specifici progetti per superare i ritardi infrastrutturali, migliorare la mobilità e il trasporto dei lavoratori, rafforzare la logistica regionale, e coinvolgere i giovani.
Si può fare se tutti insieme condividiamo il percorso della responsabilità e del confronto”.
Da qui l’appello “a fare sistema concretamente – concludono – avviando da subito un tavolo regionale per il lavoro nel settore agricolo e agroalimentare anche per concretizzare un nuovo approccio tra istituzioni, politica e parti sociali e datoriali sul comparto e sviluppare un protocollo d’intesa regionale per dare dignità al lavoro agricolo di qualità, alle produzione e affrontare il tema del lavoro nero e del caporalato”.