Calabria, Uil: “Riforma società partecipate dalla Regione, urge un cambio di passo”

CATANZARO – “Dalla Corte dei Conti è piovuto l’ennesimo richiamo nei confronti della Regione rispetto alla auspicata, ma ancora oggi inapplicata, riforma della partecipazione regionale. Il nostro auspicio è che questo non sia l’ennesimo richiamo destinato a cadere nel vuoto, a rimanere inascoltato.
Questo processo di riforma, della cui necessità la Uil Calabria si è fatta promotrice da tempo, è paralizzato da anni, scomparso dentro i cassetti dei piani alti della Cittadella regionale. Nelle scorse settimane, alla luce della particolare rilevanza di questa operazione, anche le Confederazioni Nazionali, sono intervenute per chiedere alle amministrazioni pubbliche coinvolte in processi di razionalizzazione ed ai ministeri interessati un rinnovato impegno nel perseguire gli obiettivi prefissati e la massima attenzione sulle ricadute occupazionali e produttive di questi piani.
La relazione della Corte dei Conti fissa dei paletti precisi non del tutto dissimili da quelli imposti dalla riforma Madia. Se, da una parte, i giudici contabili invitano le amministrazioni pubbliche ad accelerare i processi riformativi. Dall’altra parte, il legislatore ha imposto agli amministratori un vincolo triennale per la chiusura di tutte le società partecipate che chiudono i propri bilanci in rosso ed una seria razionalizzazione per quelle, il cui numero di componenti del Cda risulti maggiore rispetto a quello dei lavoratori dipendenti. La UIL Calabria dall’inizio di questa legislatura chiede alla Regione un cambio di passo sul tema. E alla luce dell’ennesimo richiamo della Corte dei conti, non è più rinviabile da parte del governo regionale, la necessità dell’immediata istituzione di un tavolo tecnico operativo di merito che sia in grado di rimettere in moto, concretamente, il processo di riforma e di riorganizzazione della partecipazione pubblica regionale che, allo stato dei fatti, rappresenta un peso economico per le tasche dei calabresi.
Questo tavolo tecnico, deve divenire operativo, nel più breve tempo possibile, partendo da un’analisi approfondita sullo stato di salute di queste società al fine di riuscire a migliorare i servizi offerti ai cittadini, addivenire alla loro razionalizzazione, il tutto avendo cura di non provocare ricadute negative sul fronte occupazionale.
Il numero delle società partecipare dalla Regione in attivo sono davvero poche, mentre molto alto è il passivo, al 2015, che è stata accumulato da queste società. La metà di esse, stando ai dati della Corte dei Conti, ha chiuso l’esercizio con perdite definite significative e con risultati di esercizio ampiamente negativi. Di fronte a tutto ciò, poi, la Regione, per i giudici contabili è stata inadempiente in materia di trasparenza e nel rispetto dei propri obblighi di socio pubblico delle società partecipate.
Politicamente, invece, l’amministrazione regionale continua incomprensibilmente a sfuggire al confronto e a rimandare, sine die, l’operazione verità, tanto sbandierata in campagna elettorale. Il governo regionale, purtroppo, in tutto questo tempo ha mancato colpevolmente nel dare risposte ad un tema che ha riflessi importanti sulla vita dei cittadini calabresi e che, per questo motivo, è stato al centro della grande mobilitazione sindacale di UIL e CGIL dello scorso 16 novembre.
Oggi, dopo l’ennesima bacchettata della Corte dei Conti, siamo sempre più fermamente convinti che la Regione debba mettere mano al problema, chiudere i commissariamenti, definire le liquidazioni e rilanciare il proprio impegno su un progetto serio di riforma della partecipazione regionale nel pieno rispetto delle esigenze del territorio e della legislazione vigente”.

Il Segretario Generale Uil
Santo Biondo