CATANZARO: il sindaco Sergio Abramo reagisce alla notizia che il Consiglio dei ministri potrebbe cedere l’ex ospedale militare

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«Ricorrono quindi tutte le condizioni – ha ricordato Abramo – perché l’ex ospedale militare venga assegnato gratuitamente al Comune di Catanzaro che, peraltro, ne rivendica a giusta ragione da tempo, nelle sedi giudiziarie, la proprietà. Sono certo che il ministero accoglierà la richiesta del Comune di Catanzaro.
In caso contrario
– ha assicurato il sindaco – se la volontà ministeriale sarà quella di avviare la cessione ai privati, contrasteremo in tutti i modi e in tutte le sedi questo eventualità che per il momento non vogliamo neppure prendere in considerazione. L’eventuale acquisizione al patrimonio comunale dell’ex ospedale militare doterebbe la città di uno straordinario ed enorme contenitore in pieno centro cittadino, tale da ospitare importanti funzioni direzionali, accademiche e formative».
E in effetti Palazzo De Nobili già nel luglio scorso ha inoltrato un ricorso al commissario per gli usi civici tendente ad ottenere il reintegro nel patrimonio comunale del bene, ultimo capitolo di un procedimento lungo avviato negli anni scorsi dall’amministrazione guidata da Rosario Olivo, prosegujita – pur se con una diversa modalità – dall’amministrazione di Michele Traversa, e portata ulteriormente avanti dall’attuale Esecutivo.
Il “Bosco dell’Osservanza” comprende un’area di 2.350 metri quadrati e l’edificio dell’ospedale militare (4.380 metri quadrati di superficie). Il complesso non viene utilizzato dal Ministero della Difesa sin dalla chiusura dell’ospedale militare. Il diritto della città di Catanzaro ad utilizzare l’area e il complesso dell’Osservanza deriva da tre fonti tangibili ed inequivocabili: la prima è costituita dalla ricognizione fatta dall’Istruttore Demaniale prof. Egidio Gentile e depositata nel 1938; la seconda dalla sentenza resa il 19 gennaio 1950 dall’allora commissario per gli usi civici dott. Salvatore Foderaro; la terza dalle osservazioni e dalle note critiche rese dai procuratori e dai difensori costituiti nel giudizio del 1950 e depositate all’epoca presso il Commissariato degli usi civici di Catanzaro.
La richiesta di reintegro nel possesso del bene poggia su una dettagliata relazione dell’avv. Emilio Severini, incaricato dal Comune di ricostruire la complicata vicenda giuridica del “Bosco dell’Osservanza”. Ne è emerso che la “ricognizione Gentile”, datata 1938, riporta la pretesa del Comune sul giardino dei Padri Riformatori dell’Osservanza perché, secondo la tradizione, era stata la stessa amministrazione comunale a fondare il convento, sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie: il Comune, per avere “somministrato il denaro per la fabbrica e donato il bosco ed il giardino”, riteneva di avere “lo stesso diritto sulle fabbriche, i giardini ed i boschi dei Padri Cappuccini”. L’istruttore demaniale Gentile, nello stesso documento, affermava che nel Bosco dell’Osservanza “i cittadini, secondo che avevano avuto bisogno di allegnare, vi avevano esercitato il loro diritto”. Altri elementi emergono dalla sentenza del 19 gennaio 1950, con cui il commissario per gli usi civici accertava che “i cittadini di Catanzaro esercitavano sin da lontana epoca l’uso civico essenziale per i bisogni della vita del legnatico”. (Gazzetta del Sud)