Cosenza, Mario Bartucci interviene sul destino del Castello svevo-normanno di Rende: “È giunto il momento di dare un nuovo impulso alla sua rinascita”

COSENZA – Sul destino prossimo venturo del Castello svevo-normanno di Rende, simbolo dell’identità storico-culturale dei rendesi e gioiello inestimabile, ancorché trascurato, del Centro storico cittadino interviene il Consigliere comunale Mario Bartucci, a seguito delle dichiarazioni rilasciate da Roberto Bilotti – attuale gestore scientifico del Museo ospitato all’interno delle mura del “Gigante di Pietra”.
«Finalmente un po’ di chiarezza, esordisce Bartucci. Il Castello è e resta del Comune di Rende. Ad affermarlo è proprio Roberto Bilotti, il mecenate che ha donato 350 opere artistiche e che attualmente svolge la funzione di gestore scientifico del Museo che illustra l’arte italiana del Novecento, dall’informale alla cosiddetta arte povera».
Per Mario Bartucci, cadono così, come un “castello” di carta, tutte quelle pseudo notizie con le quali si voleva far passare per vero che il Castello svevo-normanno, simbolo della città di Rende e della sua storia, era stato affidato per la durata di 99 anni a Bilotti e ai suoi successori.
«Si può ripartire, pertanto, da questa nuova verità per riaprire i giochi delle funzioni che questo splendido maniero potrebbe assolvere», continua il Consigliere di “Rende Centro Destra” che ricorda come per i rendesi il luogo emanasse un’aria di sacralità e richiedesse che anche una semplice visita venisse fatta col dovuto rispetto e in punta di piedi. Oggi che il Centro storico perdura invece nel più completo abbandono – aggiunge Bartucci – «è giunto il momento di dare un nuovo impulso alla sua rinascita. E questo lo può fare l’Amministrazione comunale, che deve cogliere l’occasione del restauro del Castello per affidargli, alla fine, nuovi compiti che potranno diventare il motore trainante per la creazione di nuovi servizi e nuove attività commerciali».
Il Museo che attualmente è ospitato all’interno dello stesso Castello ha avuto un percorso che può essere tranquillamente definito “invisibile”. Queste le considerazioni del rappresentante del Centro Destra: «in questi anni poche sono state le mostre allestite e pochissimi i visitatori ospitati. Spesso, il luogo che doveva essere a disposizione di eventuali visitatori è rimasto chiuso, anche di domenica e nei giorni festivi. Cosa ha portato, dunque, questo luogo di cultura al nostro bel Centro storico?» Nulla, o quasi, la risposta: «non ha svolto il ruolo che gli competeva, ovvero di attrarre visitatori che con la loro presenza avrebbero potuto dare anche un contributo alla valorizzazione dell’ormai desolato borgo; non ha lavorato in sintonia con gli altri due Musei presenti; non ha organizzato visite di studenti, per avvicinarli all’arte pittorica in genere».
Secondo Mario Bartucci, quindi, «oggi è giunto il momento di cambiare registro e affidare al vecchio Maniero un compito ancora più importante. L’idea potrebbe essere quella di ospitare gli uffici di un settore comunale; di dedicare il grande e artistico Salone di rappresentanza a eventi e matrimoni; di prevedere, nella parte che un tempo accoglieva gli uffici tecnici comunali, un grande salone per tenervi le tesi di laurea dei vari corsi dell’Unical; di aprirvi un bar-edicola-tabacchi, per fornire quei servizi essenziali che oggi mancano del tutto sia ai visitatori, sia agli abitanti; di istituire un servizio di guide, sia per il Castello sia per le artistiche Chiese e per gli altri due Musei; e tanto altro ancora».
Infine, la chiosa: «Rende deve svegliarsi e così pure l’Amministrazione comunale, che dopo quattro anni non è ancora riuscita a rimettere in moto il motore del nostro amato Centro storico. Il tempo a disposizione per farlo è ormai quasi terminato, si dia da fare il Sindaco Manna, altrimenti fra un anno ci penseremo noi. E si ricordi: Rende è dei rendesi e il Centro storico è il cuore di Rende».