Difesa Ospedale di Soveria Mannelli – Riscontro nota minoranza consiliare

La difesa dei cittadini è stata ora assunta dai Sindaci, gli ultimi baluardi della democrazia.
Quei Sindaci del Reventino che si sono fatti Rete per diventare più forti e rappresentativi nell’interesse dei propri concittadini bisognosi di un’offerta sanitaria pubblica, seria ed efficace.
Forse è questo il vero motivo che spinge la minoranza ad assumere toni così astiosi.
Perché altrimenti dovremmo loro ricordare, come sarebbe molto più ragionevole ed opportuno, in una attenta lettura dei tempi della crisi e della storia contemporanea, assumere atteggiamenti di maggiore responsabilità, lavorando sul serio per il bene comune, concretamente e insieme a quella squadra di giovani chiamati dalle urne a risanare un paese sull’orlo del baratro del pre-dissesto finanziario con un debito miliardario, rispetto al quale l’attuale minoranza assume, invece, assai imbarazzanti profili di responsabilità.
Forse la minoranza non ha bene inteso i termini e le motivazioni sottostanti alla decisione di promuovere il ricorso al TAR Calabria, se così fosse ce ne rammaricheremmo, o forse, più semplicemente dovrebbe revocare l’incarico all’addetto stampa o a quei portavoce che probabilmente hanno qualche difficoltà di comprensione del significato e della portata degli atti e dei documenti amministrativi. Vero è che la questione si è spostata anche su un piano eminentemente tecnico-giuridico, che non tutti digeriscono di primo acchito.
A tal proposito va chiarito che l’argomento assume ben altro spessore, e non riguarda i rapporti che piacevolmente ci pregiamo di intrattenere con la minoranza. Difatti, dal momento stesso in cui  l’Amministrazione Comunale, con il supporto della Rete dei Sindaci, ha sposato l’iniziativa dell’azione giudiziaria, la questione si è ovviamente spostata dai confini comunali e comprensoriali, a quelli, più ampi, regionali. Questo ha un fondamento giuridico, oltre che logico.
I comunicati diramati hanno allora una valenza diversa, connessa ad un quadro di riferimento che prevarica i confini comunali e questa circostanza forse sfugge al Gruppo Consiliare di opposizione, che evidentemente risponde a ben altre logiche.
Così, a ben vedere:
1) il ricorso al TAR non è diretto semplicemente all’annullamento di uno o più atti amministrativi in sé considerati, bensì alla delegittimazione funzionale del Commissario Scopelliti che si è arrogato illegittimamente la funzione legislativa propria dell’Organo Consiliare regionale. Si inserisce quindi in un percorso articolato e complesso messo in opera scientemente dall’Amministrazione comunale nella piena condivisione della Rete dei Sindaci del Reventino.
In una dimensione, questa sì locale, ciò ha scardinato un sistema, tutto soveritano, di connivenza omertosa ed omissiva con i responsabili politici dello sfacelo dell’ospedale cittadino, portato avanti – su commissione, dalle forze locali affini;
2) lo scopo dell’iniziativa giudiziaria è quindi quello di riportare la trattazione della materia sanitaria in seno al Consiglio Regionale, organo collegiale di rappresentanza democratica che rappresenta tutte le forze politiche e tutte le realtà territoriali;
3) il d.d.l. sulla riorganizzazione sanitaria, eviscerata dalla Commissione ma ancora in balìa dei tortuosi iter burocratici, è quindi un atto posto, ineluttabilmente, in tale direzione, e che di fatto riconosce, anche sulla scorta delle argomentazioni tecnico-giuridiche ribadite sulla stampa -pochi giorni addietro- dall’On.le Tripodi, la superiore valenza dell’Organo Consiliare, che fino a questo momento non è stato investito di alcunché, nel merito delle questioni sanitarie. Anzi i principali provvedimenti derogatori di legge regionale sono stati adottati dal Commissario con proprie decretazioni. Questa è il vero punto della questione. Quello sollevato dalla Rete dei Sindaci e per essa dal Comune di Soveria Mannelli con il ricorso al TAR. È ovvio che quanto accaduto avvalora oltre modo l’azione giudiziaria intrapresa.
4) In ciò si è ravvisata una palese questione di illegittimità costituzionale, che evidentemente ha tanto fondamento e tanta ragione di essere sollevata, da creare – indubbiamente – un certo scompiglio nelle file dello sfilacciato governo regionale, che ha quindi recentemente –guarda caso- riscoperto l’esistenza, il ruolo e le attribuzioni delle Commissioni Consiliari.
E questo, piaccia o non piaccia, è l’ineluttabile quadro di insieme.
Altra questione – tutta politica – è come sia stata affrontata la problematica in Commissione e con quali maggioranze e divergenze. Circostanza che semplicemente conferma la crisi di governo in atto alla Regione Calabria.