Gianni Speranza ha tempo fino a domenica prossima per ritirare le sue dimissioni: «Se Vado via mi paragonano a Schettino»

Nel 2005 il sindaco fu eletto con 23 mila voti (65,7%), doppiando l’avversario Gianfranco Luzzo, all’epoca potente assessore regionale alla Sanità, sostenuto dai parlamentari lametini Pino Galati e Ida d’Ippolito. Cinque anni dopo il doppiaggio s’è ripetuto tale e quale: Speranza ha recuperato tutti i “suoi” 23 mila voti (65,4%), lasciando al palo d’Ippolito con metà delle preferenze.
Dal palazzo di Via Perugini è stata diffusa una breve nota per ricordare che «nei giorni scorsi il Senato ha approvato un emendamento alla legge di stabilità che consente ai comuni di accedere al piano di riequilibrio decennale (il cosiddetto predissesto) fino a quando il prefetto notifica la dichiarazione di dissesto. Il decreto legge, così modificato, è stato approvato a Palazzo Madama. Con questa norma», spiegano all’ente, «i comuni avranno più tempo per proporre i loro piani di rientro prima che la dichiarazione di dissesto venga loro notificata formalmente».
Poi c’è la vicenda del “Borgo Antico”. La Icom Srl di Floriano Noto ha chiesto al Tar un risarcimento danni per 53 milioni di euro, i giudici hanno assodato la responsabilità del Comune ma hanno aggiunto che a quantificare il danno dev’essere una commissione di due ingegneri subito nominata. Il Comune, prima ancora che si conclude il lavoro dei periti (in tutto sei mesi), ha annunciato il ricordo al Consiglio di Stato contro la sentenza sollecitata dalla Icom attraverso l’avvocato Alfredo Gualtieri che segue la causa di Noto. Se non dovesse esserci più il sindaco da domenica prossima, data di scadenza per il ritiro delle sue dimissioni, il ricorso sembra non si possa presentare.
A fine incontro nel parco di Scinà il primo cittadino ha stappato prosecco ed ha brindato. Alle sue dimissioni, o al ritiro?. (Gazzetta del Sud – V.le.)