Gianni Speranza legge a modo suo la delibera con cui la Corte dei conti ha chiesto il dissesto

La Corte dei conti pochi giorni fa ha condannato Scopelliti a risarcire l’erario con 300 mila euro. È vero che il caso Lamezia è diverso, ma se il dissesto dovesse arrivare i lametini lo pagherebbero salato.
«È vero. Ma più che per i debiti del Comune, sono i crediti non riscossi che vengono contestati dai giudici».
Può spiegare meglio?
«Ci sono tantissimi lametini, più della metà, che non pagano i tributi locali. Molti non riescono a farlo per problemi di sopravvivenza, altri però fanno i furbi e pur avendone la possibilità ignorano le cartelle esattoriali che arrivano nelle loro case o imprese».
Resta al suo posto?
«Resto per cercare di fronteggiare e di ribaltare questa decisione ingiusta. Contro la delibera di lunedì scorso presenteremo ricorso alle sezioni riunite della Corte dei conti, mentre contro l’eventuale dichiarazione di dissesto da parte del prefetto ricorreremo al Tar».
Perchè definisce ingiusta la decisione dei giudici?
«Dicono che il piano di recupero non è dimostrabile, e si basano su un dato storico del 2010. Ma non è detto che se quattro anni fa il Comune non aveva riscosso i tributi, non possa farlo ora in modo corretto. Ma non è tutto…».
Cos’altro c’è?
«Lo scorso 31 dicembre nelle casse comunali si sono registrati 7 milioni di euro all’attivo ed il Comune paga puntualmente gli stipendi al personale. E c’è un altro paradosso».
Quale paradosso?
«Che per ripianare si può presentare un piano decennale come hanno fatto a Reggio, a Napoli ed a Soverato, ma noi non possiamo farlo se è in corso l’iter del dissesto. Il parlamento probabilmente per dare una mano ai tanti comuni con queste difficoltà approverà un provvedimento, ma arriverà quando noi non potremo più applicarlo. I lametini non possono pagare per queste incongruenze».
L’accusano anche per i troppi dirigenti reclutati.
«Non ne abbiamo più che nelle altre grandi città calabresi, e sono anche pagati di meno. Ma adesso sei di loro si sono dimessi, quelli che avevo nominato».
Nel 2005 appena fu eletto la prima volta la situazione in Municipio com’era?
«Quando arrivai al Comune c’erano soltanto due dirigenti, uno dei quali andò ben presto in pensione per limiti d’età e l’altro si trasferì in un ufficio di Catanzaro. La no-
mina dei dirigenti a quel tempo è stata una necessità. Poi si sono fatti i concorsi vinti da tre persone che ancora oggi lavorano. Spese pazze? Non ne vedo io nè la Corte dei conti».
Nell’immediato cosa farà?
«Ridurremo l’indennità di posizione ai dirigenti rimasti e per la terza volta lo faremo per gli emolumenti di sindaco e assessori».